Gli Horti dei papi, un metastorico giardino di giardini

A scorrerle in rapida successione, le pagine del sontuoso volume dove Alberta Campitelli torna finalmente a fare punto sulla vicenda dei Giardini Vaticani, dispiegano sotto i nostri occhi, come in una fantasmagorica visione accelerata, il racconto della straordinaria vicenda che in quello spazio tutto sommato ristretto vide il concentrarsi e succedersi di una molteplice varietà di aree verdi e giardini di delizia, il loro mirabile disporsi nei secoli, sovrapporsi, cancellarsi e ricombinarsi in un metastorico giardino di giardini.

In quel contesto così profondamente condizionato dalle specificità, anche simboliche, dei luoghi nonché dall’impervio andamento irregolare del terreno, conchiuso, sempre in relazione stretta con gli edifici del culto e i palazzi Apostolici, e aperto, anche come modello, oltre le prospettive e i paesaggi della città eterna, l’indagine dedicata a Gli Horti dei papi. I Giardini vaticani dal Medioevo al Novecento, Jaca Book, pp. 356, € 50.00procedecon il doppio passo del tempo lungo – che dal Medioevo giunge fino alle più recenti sistemazioni novecentesche – e nel succedersi serrato dei diversi protagonismi, personalità, famiglie, committenze e programmi che si avvicendano sul soglio pontificio. Nonché dei relativi, alterni interessi e delle diverse attenzioni che volta a volta vengono riservate al giardino nelle sue molteplici valenze, simbolico-religiose, politiche e di rappresentanza, morali, artistiche, medico botaniche e di delizia, produttive.

Per forza di incursioni documentarie e rivisitazioni interpretative Alberta Campitelli torna a metter ordine sui tanti, diversi temi di questa così nota ma poco studiata vicenda. Episodi, invenzioni e soluzioni che in questi ambiti hanno anticipato modelli, fissato stilemi e accompagnato l’evoluzione del gusto vengono così ordinati e riproposti, letti a ritroso, a mo’ di palinsesto, discriminando sovrapposizioni e stratigrafie, evidenziando singolarità, relazioni, continuità, enucleando temi.

Leggi tutto “Gli Horti dei papi, un metastorico giardino di giardini”

Rousseau alla piccola botanofila

Fa perno sul desiderio di condividere la passione botanica che anima i suoi ultimi anni di vita e sull’intenzione pedagogica di spiegare per gradi il mondo delle piante alla giovane figlia dell’amica madame Delessert, che a ciò lo sollecita, la stesura da parte di Jean-Jacques Rousseau delle otto lettere che andranno poi a costituire le sue Brevi lezioni di botanica.

Scritte tra l’estate del 1771 e la primavera del 1774 – una volta tornato in Francia dopo la fuga a Ginevra e poi in Inghilterra per la condanna al rogo delle sue opere con decreto di arresto –, erborizzando in solitarie passeggiate sul filo delle stagioni che lo vedono approfondire, come “studio di pura curiosità”, questa scienza “tra le più amabili”, le lettere verranno pubblicate soltanto dopo la sua morte. Dapprima a Ginevra nel 1782 e poi, nell’edizione del 1805, con il corredo delle illustrazioni del famoso pittore di fiori Pierre Joseph Redouté, il botanico di Saint-Hubert divenuto celebre per i suoi fiori all’acquarello, in particolare le rose, che gli valsero il titolo di “Raffaello dei fiori”.

Ora le lettere vengono riproposte per Piano B Edizioni, con una scelta di 16 delle tavole di Redouté, assieme a un altro testo incompiuto, che testimonia della partecipazione di Rousseau al dibattito sulla classificazione (fu uno dei primi estimatori del metodo proposto da Linneo, di cui fu corrispondente), Frammenti per un dizionario di botanica, dove in una introduzione – qui omessa – Rousseau tratteggia una sorta di breve storia della botanica, pp. 158, € 12,00).

Muovendo piuttosto che dai libri e dalla “conoscenza di parole” e nomenclature, dalla familiarità con la natura – e non da quella addomesticata degli innesti e dei giardini –, vengono così proposte all’indirizzo della “nostra piccola botanofila” una serie di elementari nozioni sulla struttura delle piante, in un’analisi delle principali famiglie, delle parti del fiore e del frutto.

Affinché, lei con noi, eserciti l’intelligenza divertendosi e abituandosi a indagare i perché, a leggere e interrogare il libro della natura, dalla quale – preavvisa – l’uomo si è distaccato, piegandola a proprio vantaggio, alla ricerca dell’utile (così, anche per lo studio della botanica, ridotto alla sua sola valenza curativa).

La lente d’ingrandimento, lo spillo, le forbici per la dissezione, l’erbario da approntare fanno allora il paio con l’esame comparato, l’affilare l’attenzione, l’esercitarsi a giudicare a colpo d’occhio, per poi verificare.
Nella concatenazione delle meraviglie, il linguaggio, chiaro e progressivo, ridice il conforto dell’ordine del mondo vegetale.

Jean-Jacques Rousseau, Brevi lezioni di botanica, con una scelta di 16 tavole di P.J. Redouté, Piano B Edizioni, pp. 158, € 12,00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XI, 16, Supplemento de Il Manifesto del 18 aprile 2021

Grandi alberi. Visite ai patriarchi

Immancabile si conferma, anche trasposta tra le pagine dei libri che sul tema si moltiplicano, la fascinazione per i grandi alberi. Troppo spesso forse abbinata a quella per record e primati. A ricercare eccellenze in termini di altezza, volume, longevità, …

Una variabile intrigante del genere fa perno poi sull’esperienza del viaggio che si intraprende per andare a far visita e rendere omaggio a questi patriarchi, con annesso corredo di paesaggi incontrati in opportune stagioni, confidenze di guide locali – stivaloni, aneddoti più o meno verosimili e cani da caccia al seguito –, conversazioni con interi ecosistemi di animali che quegli universi arborei abbracciano.

È il caso di Vite di alberi straordinari. Viaggio tra le piante più antiche del mondo di Zora del Buono (Aboca, pp. 207, € 18.00), in giro tra Europa e Nord America con la sua fotocamera analogica Rolleiflex a testimoniare quanto sia impervia la via di questo tipo di ritrattistica. Che se certo paga pegno ai risaputi Generale Sherman nel Parco delle sequoie, alla larga (quasi 58 metri) circonferenza dell’etneo Castagno dei cento cavalli con leggenda al seguito o agli 80.000 anni e ai 44 ettari dell’individuo colonia di pioppo tremulo dal nome Pando, pure si ritaglia significativi incontri personali, testimoni come il tiglio dove starsene di notte seduti all’interno. O come, sulla soglia della primavera ad Ankerwycke, presso Londra, triangolando lo sguardo tra cime solo immaginabili e distese a terra di bucaneve, vestigia anch’essi – nel loro breve ciclo di vita – della vertigine temporale che da secoli li accompagna al tasso del Saint Mary’s Priory. Pur sempre, comunque, con un abbraccio capace di restituire l’eco della relazione che ciascuno di quei superstiti ci addita da ere per noi incommensurabili. Viatico, nell’unicità di quel loro infinito, infinitesimale, lento progredire, per avviarci a discernere, nella selva indistinta e per impercettibili differenze, le essenze cui per ciascuno meriti affidarsi.

Zora del Buono, Vite di alberi straordinari. Viaggio tra le piante più antiche del mondo, Aboca, pp. 207, € 18.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XI, 13, Supplemento de Il Manifesto del 28 marzo 2021

Bernardo, gli alberi, le rocce t’insegneranno cose più che nessun maestro ti dirà

A partire dalla nota citazione di Bernardo, fondatore nel 1115 della celebre Abbazia di Chiaravalle, “troverai più nei boschi che nei libri: gli alberi, le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”, muove il testo di Francesco Boer, dal sottotitolo anfibio Manuale per decifrare i segni e i misteri della natura, in una ripetuta circolarità tra esplorazione attenta di paesaggi, protagonisti e stagioni e l’invito a leggere ogni incontro come figura, significato anche d’altro. Un incedere fisico e interiore, nella relazione che tramite l’alchimia del simbolo si instaura con la natura e il vivente e ci coinvolge sui sentieri, nei boschi e nelle pagine, in un andirivieni che intreccia osservazione, curiosità e immaginazione, approccio intuitivo, ricercare di assonanze, osservazione scientifica e elaborazione culturale (Troverai più nei boschi, Il Saggiatore, pp. 246, € 19,00).

Con l’armamentario intero del naturalista, l’invito è allora a leggere, con toni a tratti oracolari, tracce e impressioni, segni e linguaggi, storie e ambienti come costellazioni, anche di simboli. Dal corno della muta del capriolo alla pelle del serpente (al tempo stesso simboli e segni di un racconto), dall’affollato universo brulicante di vita e relazioni d’ogni albero alla grande sinfonia di fioriture, coleotteri, farfalle, fremiti di vento nelle multicolori comunità del prato in primavera (ma anche di quello steso, sopito d’inverno quando la vita si ritira, per poi ripartire con bucaneve, crochi, primule e violette).

Leggi tutto “Bernardo, gli alberi, le rocce t’insegneranno cose più che nessun maestro ti dirà”

Il patrimonio delle Rose Tè

Dopo il volume dedicato alle Banksiae, poi alle Cinesi, ecco prosegue con afflato enciclopedico assieme, ma nella forma ricca di suggestioni dell’almanacco – che come in un libro pop up, oltre i saggi, elegantemente si affolla di focus, documenti, immagini, testimonianze – l’esplorazione del mondo delle Rose Tè, a cura di Nicoletta Campanella, con contributi vari e l’impeccabile nitore descrittivo delle oltre cento schede con foto di Rita Oliva (Nicla Edizioni, nella collana La vie en Roses, pp. 372, € 32,00).

Sempre sullo sfondo della trama di implicazioni reciproche tra le diverse manifestazioni dell’evoluzione sociale del gusto, tra moda, sapere botanico, cataloghi, collezionismo, imprenditoria e giardino, vengono qui ripercorsi contesto e vicende dell’ibridazione anglo-francese delle rose arrivate dalla Cina. Dispiegatesi con la colonizzazione britannica della Costa Azzurra – sorta di invenzione di miti, panorami e stili di vita – e della riviera dove, nella sua imprendibile mutevolezza, quella classe di rose, icona raffinata dell’epoca vittoriana, incontra il clima e la luce del Mediterraneo e intercetta poi la spinta innovativa del contesto produttivo delle seterie di Lione. Evidenziando anche qui il rilievo di una – tutta ancora da considerare – dimensione dell’economia dei fiori e del giardino (si veda, appena uscito per Penguin, An Economic History of the English Gardendi Roderick Floud).

Leggi tutto “Il patrimonio delle Rose Tè”

Lucy Jones. Dimenticarsi della natura

Due processi che ci riguardano tutti, intimamente e socialmente, si avvitano in una spirale con esiti moltiplicati.
Con l’incedere della crisi climatica, la distruzione degli habitat naturali e l’impoverimento dei paesaggi in gran parte imputabili al modello economico estrattivo del nostro antropocentrico abitare il mondo, è proprio il mondo naturale che sta rapidamente subendo gravi danni. E al tempo stesso noi umani ce ne stiamo sempre più marcatamente distaccando.

Vittime di un’amnesia collettiva di specie su quanto la relazione con la natura sia costitutiva della nostra storia evolutiva almeno come il comportamento sociale, perseveriamo con i nostri stili di vita sedentari, sterilizzati, rinchiusi in ambienti artificiali tanto che i bambini godono ormai dell’ora d’aria quanto coloro che son privati della libertà, separati dalle altre specie, dipendenti dalle tecnologie che mediano la maggior parte delle nostre esperienze.

Leggi tutto “Lucy Jones. Dimenticarsi della natura”

Fra socialità e diversità. La vita segreta delle formiche

Rifuggendo dalla tentazione, tutta inevitabilmente antropocentrica, del ripercorrere per analogie presunte affinità tra il mondo delle formiche – sulla terra da almeno cento milioni di anni ed evolutesi poi fino a un mirabile grado di organizzazione sociale – e il nostro umano, tutto sommato recente, affaccendarci in comunità, tra individualità e gruppo, altruismo e egoismo, nel loro Minimi giganti Susanne Foitzik e Olaf Fritsche ci introducono alla vita segreta delle formiche (Aboca, pp. 254, € 22,00). Illustrandone con penna leggera e sfacciata indiscrezione stili di vita e organizzazione in caste, associazioni in colonie – da (relativamente) pochi individui fino a costituire megalopoli da 2-3 milioni di individui, con migliaia di camere, percorsi, sistemi di aereazione, infrastrutture diversificate per utilizzi –, modalità di riproduzione e comunicazione, comportamenti e malattie che possono colpirle e la farmacopea che può derivarne ed ispirarci.

Leggi tutto “Fra socialità e diversità. La vita segreta delle formiche”

Orti botanici per via fotografica

Come in un ideale portolano, gli orti botanici figurano tra gli approdi più sicuri in quel fitto dipanarsi di relazioni tra umani e piante che per loro tramite ci accompagna fin dalla metà del Cinquecento.

Centri di acclimatazione, smistamento e irradiazione, oltreché di piante, del diffondersi di idee, conoscenze e innovazioni, tra estetica, interessi economici, giochi del potere, quelli raccontati per immagini dal volume fotografico di Cristina Archinto, Orti botanici d’Europa. Un viaggio tra storia, scienza e natura, con testi di Alessandra Valentinelli, Terrimago edition, pp. 144, € 26.00, esemplificano della varietà di caratteri e funzioni assolte. Padova, Amsterdam, Parigi, Madrid, Roma, Kew Garden presso Londra, Berlino, Hambury, Bruxelles, Dublino sono volta a volta, fin dagli impianti originali, agli ampliamenti, all’incessante opera di rinnovamento di spazi e criteri, supporto allo studio dal vivo di piante medicinali, poi esotiche, alimentari e ornamentali; centro di osservazione, confronto – in terra o in serra – e classificazione per via di affinità, tassonomie, funzioni, provenienze; custodi di intere collezioni, oltreché di soggetti vivi (gli horti vivi), di horti siccipicti – dagli erbari alle raccolte di semi, radici, cortecce, alla documentazione per via di ritratti floreali l’Atlante Moninckx ad Amsterdam o il padiglione specialmente realizzato a fine 800 a Kew Garden per ospitare la pinacoteca botanica di 832 dipinti che, disposti con un originale criterio espositivo geografico, illustrano più di 900 tipi di piante e fiori raffigurati nel corso dei suoi viaggi da Marianne North e ritratti nel loro contesto naturale); evocatori, con funzione di divulgazione e studio,  dell’evoluzione di ecosistemi e di interi ambienti volti a riprodurre associazioni naturalistiche, ricreare microclimi (il giardino alpino a Parigi), promuovere e farsi custodi di biodiversità.

Leggi tutto “Orti botanici per via fotografica”

Grande Milano, le stagioni degli orti

Di là dalle mode più recenti, il variegato e diffuso fenomeno degli orti urbani denota un forte potenziale paesaggistico, specialmente se indagato alla grande scala, metropolitana e oltre. Rivelandosi a un tempo strumento di lettura e occasione di sperimentazione proprio per il suo accompagnarsi al processo di espansione e risacca che incrocia, spesso oltre i confini amministrativi, periferie e conurbazioni del territorio, infrastrutture di collegamento, vie d’acqua, spazi incerti delle campagne urbane, nonché tutta la serie di usi sociali e pratiche abitative e di vita che vi si dispiegano.

E, proprio incrociando la dimensione territoriale estesa con l’osservazione da presso della specifica realtà di singolari orti e ortisti muove lo studio promosso da Italia Nostra e dal Centro per la Forestazione Urbana Boscoincittà dedicato da Mario Cucchi, Daniela Gambino, Antonio Longo e altri a La città degli orti. Coltivare e costruire socialità nei piccoli spazi verdi della Grande Milano, Quodlibet, pp. 204 € 28,00.

Propriamente intesi alla produzione e al sostentamento alimentare o colonie di recinti destinate a ospitare molteplici, eterogenee pratiche d’uso, spontanei o disegnati, pianificati o irregolari, differenti per tipologie, dimensioni, coltivazione e gestione, gli orti figurano comunque come elemento connettivo nella fitta trama di opportunità e contraddizioni e nella fluida compresenza e permeabilità di usi e funzioni che sprigionano: spesso in aree degradate e marginali, sul crinale tra precarietà e abbandono, accoglienza e cura, risultano occasioni di recupero e rigenerazione, di socialità che incrocia un’utenza variabile, dalla prevalente presenza maschile di anziani a bassa scolarizzazione a miscele di popolazioni differenti per provenienza, età, culture.

Leggi tutto “Grande Milano, le stagioni degli orti”

Il paradigma cosmogonia delle rinascite territoriali

Opportunamente sgombrato il campo dall’equivoco per cui non si tratta più tanto di salvare la natura o il sistema vivente Terra, emerge chiaramente come occorra invece riattivare – nel senso dell’averne cura collettiva – quell’ambiente dell’uomo che nel territorio, in una continua sovrascrittura di tracce e configurazioni fisiche, culturali, immateriali, si è andato ciclicamente rigenerando rendendolo vivente patrimonio collettivo di città, paesaggi, infrastrutture, modelli, saperi contestuali. Specialmente se quel sistema in equilibrio di relazioni coevolutive fra abitanti e ambiente abitato si è ormai seriamente ingrippato con l’affermarsi della civiltà delle macchine, del fordismo, con la crescita smisurata  delle megacities, con la concentrazione ipertecnologica dei poteri e l’urbanizzazione globale del pianeta, con la polverizzazione di habitat interscambiabili, omologanti, esito di una mercificazione estrattiva, del dominio delle leggi economiche e finanziarie.

Argomenta con ricchezza d’analisi la diagnosi, prospettando una radicale cura alternativa Alberto Magnaghi nel suo Il principio territoriale, Bollati Boringhieri, pp. 328, € 30,00. Dove riconsidera il lavoro di una vita, e assieme quello della scuola dei territorialisti, per articolare fasi e processi di una ipotesi di nuova civilizzazione che abbia il suo centro nel territorio come patrimonio di beni comuni, materiali e immateriali.

Leggi tutto “Il paradigma cosmogonia delle rinascite territoriali”