Linguaggi floreali in abecedario

le-parole-dei-fiori_Viride_Andrea_Di_SalvoCome rilevava Rudolf Borchardt, “per il novantanove per cento, le espressioni figurate che le lingue umane posseggono sono prese dal mondo delle piante; per il novantanove per cento, tutte le forme ornamentali … derivano dal fiore”. Che nella sua essenzialità risulta perciò portatore di significati a un tempo puntuali e polisemici.

Nel loro poliedrico suggestionarci, ai fiori attribuiamo strette correlazioni con i sentimenti umani in un sistema di regole che si fa aspirazione a una lingua. Della cui genealogia racconta ora in abecedario Isabel Kranz nel suo Le parole dei fiori. Un alfabeto della lingua delle piante, Bompiani, pp. 176, € 27.00.

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Giardini d’oriente. Un angolo prima del satori

Nell’oriente di Cina e Giappone i giardini sono tra le maggiori evidenze plastiche della relazione costitutiva che queste culture intrattengono con la natura. Intesa qui, in una rispettosa, intima consuetudine, come insieme armonioso di cui si è parte. In consonanza con una visione del mondo come flusso universale di energia.
Con la loro paradossale estetica di “artificiale naturalezza” e la messa in tensione tra opposti, nell’ambito di un pensiero analogico fondato sulla corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, questi giardini esprimono quel fluire e la coerenza interna del processo.
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Università della Svizzera italiana, Mendrisio – 23 marzo 2018 ore 9 – Salus in Horto – Sul tema della salute del paesaggio

Salus in Horto – Sul tema della salute del paesaggio

Salus in horto. Salute/Salvezza. Oltre il gioco di slittamenti di senso tra specifico terapeutico, cui pure cercherò di guardare, e valenza ideale, mi soffermerò piuttosto su questa seconda più ampia dimensione.
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Centrale è la questione del cosa è salutare, ed è suggerita dal semiologo Paolo Fabbri che individua almeno due modi possibili di essere salvi[1]. Validi direi anche in giardino.
C’è il modo che ci preserva dalle perturbazioni esterne a difesa della nostra integrità.
Essere salvi significa quindi restare assoluti, lontano dalle cure, nel senso delle preoccupazioni.
Diversamente, c’è il modo secondo il quale la salute è il risultato sempre in divenire di un processo aperto alla cura.
Immagino vi ricordi la storia del paradiso – più o meno perduto. Leggi tutto “Università della Svizzera italiana, Mendrisio – 23 marzo 2018 ore 9 – Salus in Horto – Sul tema della salute del paesaggio”

Coltivare paesaggi poetici. Latini, Matteini

Il Poligrafo_manuale-di-coltivazione-pratica-e-poetica_Andrea DI SALVO_VìrideSono davvero significative nei risultati pratici le implicazioni teorico metodologiche dell’aver voluto intitolare questo testo, e il lavoro di ricerca che lo presuppone, al genere del Manuale : “dicesi per libro che ristrettamente contenga per guida ed istruzione dei pratici i precetti essenziali di qualche dottrina o arte, quasi a significare che se ne dee far uso frequente e averlo spesso a mano”. In  questo caso, con sottotitolo esplicativo Per la cura dei luoghi storici e archeologici nel Mediterraneo, si tratta però di un Manuale di coltivazione pratica e poetica (Il Poligrafo editore, pp. 312, € 25.00). Leggi tutto “Coltivare paesaggi poetici. Latini, Matteini”

Umberto Pasti. Peripezie botaniche in Marocco

Umberto Pasti_Bompiani_Andrea_Di_Salvo_Vìride_Il_Manifesto.jpgL’incantamento per un luogo può passare per un’epifania. Un istantaneo senso di reciproca appartenenza tanto più avvolgente quando quel luogo lo si incontra distante da noi, estraneo fin lì al nostro orizzonte. Può accadere allora, come a Umberto Pasti venti anni fa, dinanzi a una pietraia riarsa sulle colline della costa atlantica del vecchio Marocco spagnolo, a due giorni di cammino da Tangeri, là dove sopravvivono soltanto poche piante indigeste alle capre, di antivedere come quel posto “sarà” (come è sempre stato): el gharsa, il giardino di Rohuna, villaggio di cinquanta case da cui contemplare la vallata e il mare. Può accadergli perciò di “diventare giardino”. 

“Il mio corpo è diventato questo posto, questo posto è sempre stato un giardino”. Perduto in paradiso è il romanzo di questo suo farsi centro del mondo, della realizzazione di un giardino remoto dove negli anni ha raccolto molte delle specie selvatiche del Nord del Marocco, mettendole in salvo fino a farne meta di botanici, che lo scrittore Umberto Pasti intesse nell’ultimo suo libro, Perduto in paradiso (pp. 284, Bompiani, € 18). Dilettante dai molti interessi, botanico autodidatta ossessionato dagli iris e perlustratore instancabile dei sentieri delle fioriture del Marocco, Pasti orchestra diversità e protagonisti in una vivida, coinvolgente eppure delicata tessitura.
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Thor Hanson. La centralità dei semi

Hanson_semi_Il Saggiatore_Andrea_DI_SALVO_Vìride_Il ManifestoNon sembri riduttivo, ma è pur sempre possibile guardare alla cacciata dal paradiso terrestre narrata nella Genesi, anche come a una delle più grandi storie di dispersione di semi di tutti i tempi. Certo, in questo caso si tratta del punto di vista del biologo della conservazione Thor Hanson. A raccontare una coevoluzione che vede i semi, tra i principali attori della vita sulla terra emersa, modellarci come specie dopo aver trasformato il pianeta. È al tempo stesso metafora della fuoriuscita oltre i limiti, di un giardino paradisiaco, fin lì sempre uguale a se stesso, tanto degli umani resi responsabili e attivi dall’aspirazione all’altrimenti, che dei semi della mela – o della, botanicamente più verosimile, melagrana – che di quella tentazione fu innesco.
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Il vinopaesaggio dei vignai da Duline

vinopaesaggio_Vìride_Andrea DI SALVO.jpgAbitare il paesaggio passa inevitabilmente per una pratica attiva che senza sosta lo reinventa. Reinterpretando i milleambiti, le fisionomie irriducibilmente cangianti di quella dimensione esperienziale e immaginativa assieme che stiamo imparando a intendere come “ecosistema in artificio”. Condiviso, in quanto moltitudine transgenerazionale, con la moltitudine dei viventi, e con quella del vivente intessuto da elementi nutritivi, clima, geologie.
Una scrittura di azioni, che, sulla pelle del pianeta, insegue l’immediatezza di un pensiero che si invera facendo, e che è fatto di osservazione, intuizioni sensoriali, sperimentazioni e rifunzionalizzazioni. Tanto più nel caso di quell’orbicolare processo-prodotto culturale che è la “coltivazione” del vino, quando riesce a raccontare le mille tracce e armonie del paesaggio detto che in sé racchiude.
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Banks, nei mari del Sud alla ricerca dell’arte botanica

Vìride_Andrea di Salvo_Florilegium_Einaudi_Joseph banks.jpgLa pubblicazione e diffusione scientifica dell’enorme mole di campioni e di dati, specialmente botanici, raccolti nel corso del suo lungo e avventuroso viaggio nei mari del Sud da un giovanissimo ma già affermato naturalista, Joseph Banks, tardava a tradursi in volume ancora molti anni dopo il suo acclamato rientro in Inghilterra, nel 1771. E ciò, malgrado le insistite sollecitazioni nientemeno che dell’inventore del sistema di nomenclatura binomia con il quale da allora si aspirava a mettere ordine nella natura delle cose. Prima che i tarli o il fuoco rischiassero di divorare quegli esemplari unici, Linneo non si stancava di perorare la causa della loro pubblicazione per il tramite del suo migliore allievo, lo svedese Daniel C. Solander, che di Banks era stato compagno in quella mitica impresa. 
Salpati a fine agosto 1768 sul brigantino a palo «Endeavour» al comando del capitano James Cook, dopo tre anni nei quali avevano circumnavigato il globo, scoprendo en passant e cartografando nuovi possedimenti da rivendicare all’impero britannico, erano tornati in patria con un bottino di 30.000 esemplari di semi e piante essiccate, tra le quali 1.400 specie sconosciute nel Vecchio Mondo, destinate, tra l’altro, a ibridare lo stile dei giardini del tempo.

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Giardini del fantastico tra fumetti, fantasy e horror

Giardini del fantastico_ETS_per_Vìride_Andrea Di Salvo_il ManifestoPer quanto onnipresente e pervasivo, il fitto dispiegarsi di presenze vegetali che costituisce il presupposto e ordisce la trama che, spingendosi anche nei campi della cultura popolare, dalla fantascienza all’horror, evidenzia il ruolo protagonista giocato dalle piante, funghi e licheni inclusi, nella circolarità trans mediale di generi, dal romanzo ai cartoni animati, dalle serie tv ai videogiochi. della nostra vita sulla terra sfugge perlopiù alla nostra percezione consapevole, scivolando come elemento neutro sullo sfondo. Eppure quanto sia insistito e pervicace il reticolo di interazioni, pratiche e simboliche, che alle piante ci lega lo dice il proliferare di molti, spesso dotti, repertori che queste relazioni inseguono in ponderose anamnesi mitografiche o cosmologiche, genealogie, tassonomie, proiezioni letterarie, rispecchiamenti artistici, rilievi morfologici. Ad essi, si aggiunge ora con tocco lieve e ampiezza di spettro di analisi, il volume dedicato ai Giardini del fantastico. Le meraviglie della botanica dal mito alla scienza in letteratura, cinema e fumetto, da Pier Luigi Gaspa, Giulio Giorello (Edizioni ETS, pp. 304, € 38.00) 

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Per i giardini di Roma. Raffaele de Vico

Raffele de Vico_giardini di roma_Andrea_di_Salvo_vìride_Alias_Il ManifestoIl segno discreto che il pervasivo operare di Raffaele de Vico come “consulente artistico per i giardini di Roma” imprime sulla fisionomia del verde in città lungo l’ampia prima metà del secolo scorso si dispiega a contrappunto con la vicenda eccezionale del suo sviluppo urbanistico, dove proprio alla questione del verde spetta un ruolo di rilevante comprimario. Da capitale in assestamento dell’Italia giolittiana, poi, con il governatorato e le varianti urbanistiche, sempre più perno del progetto mussoliniano di una Grande Roma interprete di un’italianità perfino imperiale, fino al suo protendersi, oltre la vacanza della guerra, negli esiti delle sistemazioni a verde dell’EUR di parte di quanto immaginato per l’esposizione dell’E42. 
Pur senza troppo indagare sui nessi che legano quell’operare con il contesto culturale – dal quale peraltro l’uomo si tiene perlopiù discosto –, è paradossalmente proprio dalla puntuale analisi documentaria squadernata dalla monografia che ora Ulrike Gawlik dedica a Raffaele de Vico. I giardini e le architetture romane dal 1908 al 1962 (Olschki, pp. 442, € 48.00), che sulla mappa della città in divenire si conferma fitta l’incredibile ampiezza e continuità di quel suo intervento. Leggi tutto “Per i giardini di Roma. Raffaele de Vico”