Opere d’arte per dire di piante


Periegeta di un suo personale itinerario tra arte e scienza e botanico dal divagare eccentrico, Renato Bruni ci conduce per via di meraviglie destinate a stupirci, e comunque a ispirarci, discettando di piante a partire dal mondo dell’arte. Nel suo Mirabilia. La botanica nascosta nell’arte, Codice edizioni, pp. 266, € 28.00, l’intento non è però certo dar conto della fitta messe di presenze vegetali che con diverso grado di protagonismo si succedono nelle produzioni artistiche d’ogni tempo, magari per recensirne filologicamente ruolo e funzioni volta a volta assolte o simbologie assunte, quanto piuttosto illustrare il punto di vista della scienza sulle piante intercalandolo in un gioco di sensi e suggestioni intellettuali proprio a partire dalle occasioni e ispirazioni botaniche che occhieggiano da affreschi, quadri, foto, installazioni.

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In missione dai vivai di Kew Garden


In un mondo affetto da generalizzata “cecità vegetale”, quella che oscura l’evidenza che sul pianeta la vita dipende interamente dalle piante mentre a ritmi forsennati procede la loro distruzione, ben venga ogni singolo operare che muova nel senso della conservazione e salvaguardia della biodiversità, che induca una sensibilità nuova, di rispetto dei diritti del vivente e delle piante.

Che è poi quanto capillarmente, tra gli altri, fanno una serie di istituzioni come gli orti botanici, in primis i Royal Botanic Gardens di Kew, vicino Londra, dove dal XIX secolo si conserva il bottino botanico dell’Impero e dove, dismessi il colonialismo delle origini e la disinvoltura corsara dei primi cacciatori di piante, si vanno moltiplicando erbari, coltivando collezioni vive, conservando semi, raccolti ovunque nel quadro di progetti come la Millennium Seed Bank.

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Il bosco italiano è antropico

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Raramente da intendersi come naturale copertura continua di uno spazio definito, il bosco di cui si parla con riferimento all’Italia risulta piuttosto come una grande varietà di paesaggi, esito in molteplici declinazioni dell’incessante lavorio dell’operare umano. Così, per riscontrare i fili di una storia millenaria delle forme che nella sua conduzione il bosco assume, occorre uno sguardo capace di riconoscere e criticamente saper leggere le tracce di una vegetazione forestale a lungo associata e fortemente intrecciata alle attività agricole e pastorali in relazione stretta al mutare delle dinamiche socioeconomiche.

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Alla Venaria, una mostra al seguito dei viaggiatori per giardini

H. Robert, La Loggia di Villa Medici a Roma 1803 ca. Parigi, Musée du Louvre

Quale miglior metafora se non quella del viaggio – con il suo procedere conoscitivo per via di assonanze, paragoni, contrapposizioni tra differenze e la sua capacità trasformativa della consapevolezza – per restituire e condividere gli echi di quell’esperienza d’illusione in un luogo d’artificio che è pur sempre l’immersione polisensoriale in un giardino?

Ecco che allora proprio il tema del viaggio vien proposto come innesco narrativo e originale taglio critico per strutturare la mostra che si apre oggi nelle Sale delle Arti alla Reggia di Venaria, a Torino, intitolata appunto al Viaggio nei giardini d’Europa. Da Le Nôtre a Henry James (fino al 20 ottobre).

http://www.lavenaria.it/it/mostre/viaggio-giardini-deuropa

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Massimo Venturi Ferriolo, infinito simbolico del giardino

Con un andamento avvolgente che si dipana in una sorta di musicale scriptio continua del pensiero, disponendo concetti e argomentazioni per poi tornare a tesserli, muove ora sul tema di una filosofia di paesaggio intesa a trasformare in giardino il mondo il volumetto di Massimo Venturi Ferriolo, distillando un lungo e fecondo percorso di analisi e riflessione, a cavallo tra filologia, filosofia, storia delle religioni e delle idee, mitologia, storia sociale, antropologia.

Per proiettarsi oltre, nel senso più ampio dell’avverbio, dell’espressione altrimenti ubiqua del titolo: Oltre il giardino (Einaudi, pp. 125, € 12.00).

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Radicepura. Identikit dei “giardini produttivi”

Radicepura Garden Festival – Andy Sturgeon, foto Alfio Garozzo

Se elemento distintivo delle tante forme in cui si incarna l’idea di giardino mediterraneo è la varietà e la vitalità delle specie vegetali nel loro intessere elaborate relazioni con acqua e clima, fatte di specifiche forme, colori essenziali, oli volatili, resta però determinante la funzione produttiva, delle specie privilegiate e, culturalmente, per via di elaborata naturalezza, della ricreazione dei sensi.

Non è un caso dunque che la seconda edizione della biennale Radicepura, il festival di giardini dedicato al paesaggio mediterraneo appena inaugurato in Sicilia, a Giarre, sia intitolata quest’anno ai Giardini produttivi. In un’accezione ampia che – dai frutti all’ossigeno restituito, passando per profumi, riflessioni, sensazioni, invenzioni – include utilità, piacere estetico, benessere interiore, socialità condivise.

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Il giardino come storia di Carlo Tosco

Di là dalla ricchezza di informazioni che si ritrovano in questa Storia dei giardini. Dalla Bibbia al giardino all’italiana, come recita il titolo della sintesi proposta da Carlo Tosco per Il Mulino (pp. 227, € 18), e oltre la disamina critica degli elementi distintivi volta a volta filologicamente ricondotti a contesti singolari, il valore della messa in prospettiva di un universale come il giardino è piuttosto in questo caso nell’aspirazione a individuare nessi e linee di continuità, intrecciarsi e confluire di elementi, idee, modelli, in declinazioni via diverse.

Quindi, in un’analisi storiografica di lungo momento, di un Giardino come storia, oltre le tradizionali scansioni per epoche. Leggi tutto “Il giardino come storia di Carlo Tosco”

Il bosco di Zovi. Mosaico di presenze

Oltreché luogo condiviso per le fantasie di ciascuno, catalizzatore di timori, aspirazioni e immaginari, incubatore di un cosmico sentire religioso trasversale a culture e civiltà, il bosco è un organismo complesso. In incessante mutamento, esito di un armonico combinarsi di competizioni e simbiosi, in una scala e dimensione temporale che talmente ci trascende da indurci a un continuo riconfigurare lo sguardo tra inattingibili visioni d’insieme e la fascinazione di singolari incontri individuali.

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Tra ricerca artistica e indagine paesaggistica. The Ground We Have in Common

In un fecondo combinarsi di ricerca artistica e indagine paesaggistica la mostra The Ground We Have in Common – fino alla fine di giugno alle Gallerie delle Prigioni di Treviso – coltiva il tema della sempre più ineludibile presa di consapevolezza dell’inestricabile, coevolutivo concerto di affetti che ci lega al pianeta.

Una consapevolezza attiva, di preoccupazioni e gesti che, iscrivendosi in un nuovo sistema di paritarie relazioni con il contesto biosociale, ispirano pratiche di “cura della terra”.
Curata in questo caso da Patrizia Boschiero e Nicolas Vamvouklis la mostra nasce dall’occasione del conferimento del Premio internazionale Carlo Scarpa per il giardino 2019, in questa sua trentesima edizione, a I giardini del tè di Dazhangshan situati nella contea di Wuyuan, nella parte nord-orientale della provincia del Jiangxi, nella Cina meridionale.

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Martella. 14 elegie per giardini

Martella_Piccolo_mondo_Vìride_Andrea_Di_SalvoSempre più il giardino si conferma universale grimaldello interpretativo, prisma attraverso il quale riconoscersi nel nostro molteplice appartenere al reale in divenire. Abitando cioè quella cosmogonia che chiamiamo natura e, con la nostra presenza, continuamente inventando mondi. Quindi giardini come modelli, per quanto anomali, verso cui orientarsi, aspirazioni di ben vivere, promesse di futuro. Tanto più in un presente che, conclamando la nostra corresponsabilità come agenti geologici nella messa in crisi dell’equilibrio ambientale del pianeta, ci invita, proprio per il tramite dell’immagine del “giardino planetario” suggerita da Gilles Clément ormai molti anni fa, a operare come accorti giardinieri del pianeta tutto. Con attenzione, responsabilità, rispetto. Nella consapevolezza – ai giardinieri sempre ben presente – di abitare una trama di relazioni ecologiche, in una socialità estesa, in un dialogo di creazione condivisa con il vivente.

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