
È nella forte componente innovativa che connota entrambi, Orti apocalittici e giardini del piacere, come recita il titolo ancipite del volumetto di Claudia Corti, il sottile trait d’union dell’affresco che in duplice prospettiva l’autrice ne propone sullo sfondo del dibattito culturale dell’inqueta, intraprendente società britannica tra fine 700 e inizio 800 (Sottotitolo, Appunti per una storia del giardino in Inghilterra e in Europa, Metilene, pp.110, € 14,00).
Se, in questo caso per la studiosa di letteratura e storia del teatro inglese, gli orti sono in prima istanza quelli dove il medico, filosofo naturalista e botanico, nonché visionario e poeta Erasmus Darwin (nonno di Charles) ambienta in forma lirica tra il 1789 e il 91 il suo poema The botanic garden dove incrocia varie mitologie con le più recenti conoscenze botaniche – anche a sostegno delle tesi da pochi anni formalizzate da Linneo –, i giardini “del” piacere sono inediti, vasti spazi paesaggistici urbani destinati alla ricerca di divertimento ed emozioni per un ampio e variegato pubblico. Capaci di accogliere, al costo di un modesto biglietto d’ingresso uguale per tutti, forme di spettacolo per cui gli ambienti al chiuso di salotti, teatri e sale da gioco si rivelano ormai insufficienti, e tradotte ora in giardini dove la vegetazione è ibridata di architetture gotiche e finte rovine, archi trionfali, grotte ed eremi – e perfino torri moresche e pagode giapponesi secondo la nuova moda dell’orientalismo.

Erasmus Darwin, come pure William Blake che con le sue incisioni di giardini immaginifici e visionari ne illustra il poema pubblicato dall’influente editore ed animatore liberale Joseph Johnson, appartiene al milieu culturale londinese di stampo radicale sostenitore del pensiero apocalittico e profetico influenzato da Richard Pain Knight, storico delle religioni antiche, classicista, esteta e ideatore del genere del pittoresco così importante nel pensiero e nella pittura romantica. Al centro della seconda parte del poema, in forma lirica di racconto di una giornata ambientata in un giardino botanico e intitolata Gli amori delle piante queste ultime vengono descritte come esseri sessuati in rappresentazione antropomorfica, agenti capaci con la loro potenza procreativa di contribuire alla variazione e al progresso del mondo fisico.


Un attivismo fertilizzante della natura che si riverbera anche in dimensione politica. Dal mito di Adone, trasformato in anemone a rivelare il mistero del ciclo vegetativo, a salici e betulle associate al concetto di fertilità. O, in senso critico, nei riferimenti alla quercia, allegoria dell’ordine monarchico repressivo, o nel simbolismo apocalittico della vite, nella luminosità della calendula e nella rosa, emblemi di una sessualità esplicata e appagata in una liberazione dichiaratamente posta in connessione con il tema della rivoluzione politica.
Pressoché contemporaneo è il diffondersi della moda di giardini urbani di piacere. Interpreti di un’innovazione del gusto che incrocia trasformazioni urbanistiche e forme commerciali di svago e divertimento diffuse ad ampia scala, questi spazi sociali assumono il dato del paesaggio reale arricchendolo però alla ricerca dell’effetto. Fino all’uso di “trasparenze”, grandi pannelli dipinti su entrambi i lati e resi traslucidi dall’applicazione di oli o cera, posti specialmente negli snodi tra viali e boschetti e illuminati durante le feste notturne a creare effetti illusionistici e sorprese scenografiche.

Nelle enormi rotonde – fino a 400 posti, inizialmente intese come rifugio in caso di maltempo, e presto divenute strutture stabili – come pure nelle “ridotte al fresco”, pensate soprattutto per i mesi più caldi dove i concerti iniziano la sera con musiche di Georg Friedrich Handel, Johann Christian Bach, Thomas Arne, si condensa così l’elemento mondano, in artificio scenico, illuminato e spettacolare, per quanto inserito in un modello di giardino all’inglese che aspira a riprodurre l’imprevedibile mobilità di una natura apparentemente selvaggia.


Prototipo londinese di tali giardini di piacere son quelli di Vauxhall, oltre cinque ettari nel sobborgo di Lambeth, sulla riva sud del Tamigi, aperti tutti i giorni, tranne la domenica, da maggio a settembre, a dare il via a un fenomeno che con l’Ottocento si estende alle principali capitali del continente in una dimensione godibile anche dall’alto, con le ascensioni degli areostati.
Diversi son qui i pubblici che convergono in una variegata congerie oltre le classi di appassionati fruitori, che, gomito a gomito, confusi talvolta nell’anonimato dal ricorso ad appositi mantelli con cappuccio, vi si incrociano, incuriositi. Ad ammirare spettacoli, concerti, balletti. Come pure esibizioni di acrobati, giocolieri, mangiatori di fuoco, marionette, o anche battaglie navali, sport di ogni tipo, mostre ed esposizioni, dai fiori ai tessuti.





Fuochi d’artificio e marchingegni ottici, teatrini in miniatura e cascate di luce. E, ancora, messe in scena mimate, pantomime, farse mute, drammi privi cioè di dialoghi recitati e dove si ricorre invece a battute scritte su cartelli per aggirare la censura formale imposta nei teatri con licenza reale del West End. E veicolare così magari messaggi politici e satira rivoluzionaria.
Claudia Corti, Orti apocalittici e giardini del piacere, Appunti per una storia del giardino in Inghilterra e in Europa, Metilene, pp.110, € 14,00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XVI, 14, Supplemento de Il Manifesto del 5 aprile 2026






































