REPORTAGE. Andar per giardini. Lindisfarne Castle

Lo scrigno-giardino di Gertrude Jekyll fra brughiera e castello

Rinserrato tra i bassi muretti di pietra grigio-chiara che lo ritagliano nell’indistinto della brughiera, sullo sfondo del mare del Nord e dell’imponente sperone di roccia su cui si staglia il profilo del castello che lo intitola, il giardino di Lindisfarne Castle è uno scrigno di fiori, forme, fragranze multicolori che striano la dominante del fogliame argenteo della stachis bizantina che come una trama lo percorre a terra invadendone i viottoli pavimentati in stile Arts and Crafts.

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Il giardino si fa gusto

Raccolta in campagna allo stato spontaneo o, meglio, di questi tempi, allevata anche in vaso per usarla in cucina – che se ne consumino gli inconfondibili fiori a stellina azzurroviola per aromatizzare insalate o accompagnare formaggi o che con altre selvatiche finisca in insalata o in frittata –, la borraggine, pianta che allontana la malinconia, officinale fin dal nome, è una soltanto delle tante erbe che assieme a molti ortaggi e qualche fruttifero possiamo permetterci di coltivare in piccoli spazi aperti o nell’orto. Inanellando così quella sequenza di piaceri (e di qualche faticosa attenzione) che dalla coltivazione direttamente conduce al consumo culinario dei prodotti delle piante che abbiamo imparato a riconoscere – coltivandole – nel corso della loro crescita anche in termini di caratteristiche, qualità e freschezza.

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Città accessibili con l’housing sociale

Cooperativa Andria

Le forme dell’abitare cooperativo e collaborativo possono portare al rafforzamento di nuovi modelli di convivenza anche in un momento di “distanziamento” come quello attuale. Nella generale riconsiderazione del rilievo della responsabilità collettiva, i valori espressi dal sistema cooperativo in relazione all’abitare sociale rappresentano, concretamente, uno snodo di welfare. Se gli interventi di housing sociale sono stati elemento trainante delle iniziative destinate a garantire il diritto a una città accessibile e a migliorare la qualità della vita nei contesti urbani e nelle periferie, una serie di analisi hanno accompagnato questa operatività con momenti di dialogo e ascolto con le Cooperative di abitanti.

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Hobbs e West, alberi nella storia

A meno di non essere in lungo e in largo viaggiatori per ecosistemi, raramente si ha modo di misurare la sconfinata varietà delle fisionomie degli alberi. Come invece ci accade in uno di quei meravigliosi luoghi artificiali, parenti degli orti botanici, dedicati a scopo scientifico a studiarli e conservarli. Soltanto gli arboreti, specialmente se molto avanti negli anni, ci consentono di percorrere in parallelo questa ricchezza di diversità come in un album di famiglia allargata.

Senza muoversi affatto, c’è poi però quella sorta di genere editoriale di immancabile successo, seppure a rischio di inflazione, che è la ricognizione in repertorio dedicata agli alberi. Dove appunto, oltre a restituirci l’infinita rassegna di miti, raffigurazioni, cosmogonie in cui si specchia il nostro multiforme rapporto con la natura, ci è dato conto, pagina dopo pagina, di questa molteplicità di identità e caratteri.

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Giardini. Le componenti dell’artificio

Se l’essenza del giardino è l’artificio, imprescindibili risultano allora in questo spazio i suoi elementi compositivi, i manufatti che concorrono a creare i singolari giardini come pure il gusto che nelle diverse temperie li connota. Questo, almeno per come intende documentarli in un’accezione ampia il lavoro di ricognizione di Matteo Vercelloni nel volume, oggi in nuova edizione e che pure avrebbe meritato maggiori aggiornamenti, intitolato a Il paradiso terrestre. Viaggio tra i manufatti del giardino dell’uomo, Jaca Book, pp. 336, € 25,00.

In una logica compilativa ispirata al doppio registro della sistemazione di grandi temi per epoche e alla rassegna di singole componenti per come si modellano con il tramutarsi del gusto, si susseguono una serie di schede storico critiche, da leggersi singolarmente oppure incrociandole sulla base di indici per temi e argomenti.

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Geografie urbane

Mappa (in)ospitale per un’autobiografia
con una intervista a Nausicaa Pezzoni per il progetto La città sraficata

La città sradicata è un progetto di lunga data condotto nell’ambito del Politecnico di Milano e del Centro Studi Assenza di Milano che introduce concetti come abitare in movimento e transitorietà in un’urbanistica che solitamente non li contempla, orientata com’è all’abitare stanziale.

In particolare l’indagine si occupa di temporaneità dell’abitare in città, facendo parlare i migranti al primo approdo, come figure emblematiche di questo vivere transitorio. Quindi di una relazione con la città improntata a dare significato agli spazi urbani più che non ad appropriarsene.

Animatrice dell’impresa, l’architetto e docente di progettazione urbana, Nausicaa Pezzoni (è in uscita tra l’altro una nuova edizione del libro che racconta la vicenda: La città sradicata. L’idea di città attraverso lo sguardo e il segno dell’altro, O barra O edizioni).

La ricerca è stata condotta a partire da tutti i luoghi di primo approdo a Milano, dormitori mense ambulatori, intervistando anche molti operatori dei servizi, e costruendo una mappa del primo approdo che ancora la città non possiede.
Mappa che è invece strumento fondamentale di autonomia per conoscere la città e potervi accedere.

A cento migranti è stato chiesto di disegnare la loro mappa della città. Con un foglio di carta e matite colorate.
Usando un metodo che deriva dallo studio di Kevin Lynch sull’immagine della città, per poi interpretarne i risultati, con diverse chiavi di lettura…

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Giardino, rigenerazione mentale

L’esigenza di ragionare di quel che, interiormente, si prova stando in giardino e assieme la consapevolezza di come questo approccio sia irrituale, a forte rischio di irriducibile soggettività, sono alla base di un libro dai tratti anfibi come Il giardiniere consapevole. Oltre la bellezza: ragione e sentimento, Pendragon, pp. 246, € 20,00, dove fin dal titolo Luigi Sperati Ruffoni traccia il perimetro delle variabili diverse entro cui intende considerare quell’esperienza così sfuggente che è la relazione che possiamo intrattenere con il giardino e, per suo tramite, con noi stessi, la nostra sensibilità, come pure con l’universo, anche quello delle proiezioni simboliche che facilmente lì precipitano.

Giardino dunque non solo come fatto estetico o botanico, delle cui vicende pure vengono ripercorse storia e premesse teoriche, incrociando suggestioni con eclettica disinvoltura, da Bosch a Pistoletto, fino allo snodo del giardino naturale e all’attualità di una ecologia del giardino “planetario” che intreccia dimensione sociale e logiche proprie di spazi intimi, individuali.

Ma, giardino come luogo d’elezione per acquisire esperienze intense. Investigato per il suo potere di rigenerazione mentale, per il suo esser suscitatore di sentimenti, emozioni, stati d’animo, via privilegiata per ristabilire emotivamente il contatto con la natura, occasione per l’esercizio di ricordi, immaginazione, fantasticherie.

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Le molte fisionomie del giardino reale di Torino

Il succedersi di progetti e interventi che lungo l’arco di quattro secoli ripetutamente disegnano e reinventano la fisionomia del giardino del Palazzo reale di Torino stratifica e riverbera l’eco delle diverse tappe della più generale evoluzione del gusto nella storia del giardino. Come in un palinsesto da leggersi in controluce. Dall’impianto all’italiana con cui nasce, insieme ai palazzi dell’antica residenza dei Savoia, quando nel 1563 Torino diviene capitale dello Stato sabaudo, al gusto francese per i giardini introdotto a corte da Cristina di Borbone, fino al ridisegno complessivo firmato dall’oramai anziano maestro assoluto André Le Nôtre, e messo in atto intorno al 1697 dal suo collaboratore Antoine de Marne.

Su quell’impianto spaziale che sopravvivrà a lungo si innesteranno raffinate integrazioni barocche in termini di sculture, arredi, fontane, fino alla fase napoleonica e “imperiale” del giardino museo, poi ai progetti di revisione in stile inglese di Pelagio Palagi per Carlo Alberto e, in un eclettismo che tiene assieme ispirazione paesaggistica e revisione neobarocca, fino al giardino formale francese di fine anni 80 ad opera di Marcellino Roda nonché ai vagheggiamenti di un giardino liberty per la principessa Maria Letizia Bonaparte.

Della complessità del quadro di innesti di modelli, rivoluzioni tecniche, scambi culturali, come della circolazione di specialisti, amatori, piante nelle diverse fasi storiche della vita del giardino rende ora misura e proporzione il volume a cura di Paolo Cornaglia Il giardino del Palazzo Reale di Torino (1563-1915), in collaborazione con i Musei reali di Torino (Olschki, pp.236, € 60.00).

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von Pückler-Muskau. Il principe parcomane

Eccentrico e provocatore, aristocratico frequentatore di salotti intellettuali, sodale di Heinrich Heine, incoraggiato da Goethe a seguire la sua passione per la natura, il principe “parcomane” Hermann von Pückler-Muskau è soprattutto famoso per lo stile raffinato e la capacità creativa che – da autodidatta – dispiega nella realizzazione di quelli che restano i migliori esempi di parco paesaggistico di ispirazione inglese nella Germania di primo Ottocento. Illustrati poi nel suo fondamentale testo, Giardino e paesaggio, meritoriamente ora ripubblicato da Elliot, pp. 220, € 17,50.

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Alberi. Miti e figure del sacro

Nel repertorio di emblemi, simbologie, credenze per il cui tramite abbiamo a lungo dato corpo e figura al nostro anelito di comprendere e misurare il mondo, l’albero ha da sempre avuto e a lungo mantenuto un posto centrale e un ruolo di primo piano. Asse del mondo e tramite tra universi, la trasversalità di questa presenza risulta variamente declinata nelle tradizioni e nei miti dei più differenti ambiti culturali, aree geografiche e fase storiche, fin dentro la modernità. A testimonianza di un coesistere di relazioni, quelle che legano noi umani e gli alberi, estremamente intime, in forza della loro pervasiva, incombente presenza mediatrice, eppure assieme del tutto irriducibili, vista la dismisura, per noi incommensurabile, riguardo queste creature, tra le più eclatanti manifestazioni del vivente.

Fin dal titolo del volume di Anna Maria Sciacca, l’associazione Albero e sacro. Dalla mitologia alla tradizione cristiana racconta la tensione di questo coesistere, ripercorrendo le molte figure – arboree – di questa relazione (Castelvecchi, pp. 162, € 17.50).

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