In missione dai vivai di Kew Garden


In un mondo affetto da generalizzata “cecità vegetale”, quella che oscura l’evidenza che sul pianeta la vita dipende interamente dalle piante mentre a ritmi forsennati procede la loro distruzione, ben venga ogni singolo operare che muova nel senso della conservazione e salvaguardia della biodiversità, che induca una sensibilità nuova, di rispetto dei diritti del vivente e delle piante.

Che è poi quanto capillarmente, tra gli altri, fanno una serie di istituzioni come gli orti botanici, in primis i Royal Botanic Gardens di Kew, vicino Londra, dove dal XIX secolo si conserva il bottino botanico dell’Impero e dove, dismessi il colonialismo delle origini e la disinvoltura corsara dei primi cacciatori di piante, si vanno moltiplicando erbari, coltivando collezioni vive, conservando semi, raccolti ovunque nel quadro di progetti come la Millennium Seed Bank.

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Il bosco italiano è antropico

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Raramente da intendersi come naturale copertura continua di uno spazio definito, il bosco di cui si parla con riferimento all’Italia risulta piuttosto come una grande varietà di paesaggi, esito in molteplici declinazioni dell’incessante lavorio dell’operare umano. Così, per riscontrare i fili di una storia millenaria delle forme che nella sua conduzione il bosco assume, occorre uno sguardo capace di riconoscere e criticamente saper leggere le tracce di una vegetazione forestale a lungo associata e fortemente intrecciata alle attività agricole e pastorali in relazione stretta al mutare delle dinamiche socioeconomiche.

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Massimo Venturi Ferriolo, infinito simbolico del giardino

Con un andamento avvolgente che si dipana in una sorta di musicale scriptio continua del pensiero, disponendo concetti e argomentazioni per poi tornare a tesserli, muove ora sul tema di una filosofia di paesaggio intesa a trasformare in giardino il mondo il volumetto di Massimo Venturi Ferriolo, distillando un lungo e fecondo percorso di analisi e riflessione, a cavallo tra filologia, filosofia, storia delle religioni e delle idee, mitologia, storia sociale, antropologia.

Per proiettarsi oltre, nel senso più ampio dell’avverbio, dell’espressione altrimenti ubiqua del titolo: Oltre il giardino (Einaudi, pp. 125, € 12.00).

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Il giardino come storia di Carlo Tosco

Di là dalla ricchezza di informazioni che si ritrovano in questa Storia dei giardini. Dalla Bibbia al giardino all’italiana, come recita il titolo della sintesi proposta da Carlo Tosco per Il Mulino (pp. 227, € 18), e oltre la disamina critica degli elementi distintivi volta a volta filologicamente ricondotti a contesti singolari, il valore della messa in prospettiva di un universale come il giardino è piuttosto in questo caso nell’aspirazione a individuare nessi e linee di continuità, intrecciarsi e confluire di elementi, idee, modelli, in declinazioni via diverse.

Quindi, in un’analisi storiografica di lungo momento, di un Giardino come storia, oltre le tradizionali scansioni per epoche. Leggi tutto “Il giardino come storia di Carlo Tosco”

Il bosco di Zovi. Mosaico di presenze

Oltreché luogo condiviso per le fantasie di ciascuno, catalizzatore di timori, aspirazioni e immaginari, incubatore di un cosmico sentire religioso trasversale a culture e civiltà, il bosco è un organismo complesso. In incessante mutamento, esito di un armonico combinarsi di competizioni e simbiosi, in una scala e dimensione temporale che talmente ci trascende da indurci a un continuo riconfigurare lo sguardo tra inattingibili visioni d’insieme e la fascinazione di singolari incontri individuali.

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Martella. 14 elegie per giardini

Martella_Piccolo_mondo_Vìride_Andrea_Di_SalvoSempre più il giardino si conferma universale grimaldello interpretativo, prisma attraverso il quale riconoscersi nel nostro molteplice appartenere al reale in divenire. Abitando cioè quella cosmogonia che chiamiamo natura e, con la nostra presenza, continuamente inventando mondi. Quindi giardini come modelli, per quanto anomali, verso cui orientarsi, aspirazioni di ben vivere, promesse di futuro. Tanto più in un presente che, conclamando la nostra corresponsabilità come agenti geologici nella messa in crisi dell’equilibrio ambientale del pianeta, ci invita, proprio per il tramite dell’immagine del “giardino planetario” suggerita da Gilles Clément ormai molti anni fa, a operare come accorti giardinieri del pianeta tutto. Con attenzione, responsabilità, rispetto. Nella consapevolezza – ai giardinieri sempre ben presente – di abitare una trama di relazioni ecologiche, in una socialità estesa, in un dialogo di creazione condivisa con il vivente.

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Antropocene tra suolo e clima

Rosario Paviatra Tra suolo e clima_Donzelli_Viride_Andrea Di SalvoPer quanto una “grande cecità”, una formidabile rimozione, volta a volta esito di occultamento o rifiuto, si dispieghi sull’evidenza di un Antropocene in atto, dell’esser cioè noi umani ormai corresponsabili come agenti geologici dell’incombente rottura dell’equilibrio ambientale del pianeta, pure si assiste a un convergere di consapevolezze e ripensamenti epistemologici da ambiti disciplinari diversi. Verso una cultura del paesaggio che ne prevede progettualmente la cura e la trasformazione assumendo il rilievo di questioni ambientali e istanze sociali.

È il caso della riflessione che da urbanista Rosario Pavia prospetta sul rapporto tra luogo, suolo e forma urbana nel suo Tra suolo e clima. La terra come infrastruttura ambientale, prefazione di Mario Tozzi 2019, pp. 168, € 17.50

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Pianerottole. Piante condivise fuori dall’uscio

Le pianerottole_Biblion_Andrea Di Salvo_Vìride_Il Manifesto.jpgNell’aspirazione che ci caratterizza come specie a tutto ordinare, rinominando il mondo per conoscerlo, una serie di appellativi trasversali individuano raggruppamenti di piante che volta a volta definiamo pioniere, quando assolvono alla funzione di avviare la vita su suoli nuovi, o invece messicole se nei campi coltivati si associano ai cereali, o ancora ruderali nel caso di quelle tipiche dei terreni aperti o dei bordi delle strade,
C’è poi, per estensione e in assonanza trasversale con le famiglie evocate dalla convenzionale catalogazione ereditata da Linneo, un’insospettata, variegata e composita consorteria di piante denominate Pianerottole, quelle che, con grande efficacia, illustrano e presidiano una dimensione botanico esistenziale degli spazi interstiziali del nostro urbano abitare caseggiati e condomini, passaggi comuni, ballatoi. Leggi tutto “Pianerottole. Piante condivise fuori dall’uscio”

Santiago Beruete e l’utopia dei giardini

Giardinosofia_vìride_Andrea_Di_Salvo_il_Manifesto_AliasPartendo dal presupposto che una consonanza stretta risuoni tra creazione dei giardini e esercizio del pensiero, quella che l’antropologo e filosofo spagnolo, nonché giardiniere, Santiago Beruete ci propone nelle quasi 500 pagine del suo Giardinosofia è di fatto un’originale, godibile assai, interdisciplinare scorrazzata tra gli snodi della cultura (occidentale), sub specie giardiniera (Ponte alle Grazie, pp. 478, € 22, traduzione Elisa Tramontin).

Con sottotitolo programmatico Una storia filosofica dei giardini (da preferirsi al plurale, come nell’edizione originale), si evidenzia come i giardini risultano spesso nella storia del pensiero tramite privilegiato di diffusione e amplificazione di idee e mondi. Leggi tutto “Santiago Beruete e l’utopia dei giardini”

Haskell. Gli alberi in comunità

Haskel_Il canto degli aberi_Einaudi_Vìride_alias_il Manifesto_Andrea_di_salvoPer quanto ogni capitolo sia intitolato a un singolo esemplare, uno specifico albero – cui d’altro canto solitamente associamo il protagonismo della sua individua verticalità –, in realtà la voce in partitura che amplificata ci rimanda la penna felice del naturalista David George Haskell nel suo Il canto degli alberi, piuttosto che non quella di singoli solisti, è il risultato di una sinfonia di storie che da questi grandi connettori naturali promana a dar conto dell’interdipendenza della rete del vivente (Einaudi, pp. 297, € 28.00, traduzione Chiara Stangalino). Leggi tutto “Haskell. Gli alberi in comunità”