I Giardini racconto di Paolo Villa

Ben oltre la presentazione del lavoro di un protagonista dell’architettura dei giardini in Italia com’era Paolo Villa, questo libro-omaggio ripropone la dialettica tra il suo sguardo sul paesaggio, l’attitudine a leggerne i profili, interpretarne le tracce, e il segno che vi imprime con le sue creazioni, giardini che si costituiscono in racconto. Storie di giardini. Garden stories. Lago Maggiore, Rizzoli, pp. 240, € 40,00 è appunto un libro di schizzi dal suo taccuino di lavoro, nonché palinsesto di osservazioni, riflessioni, fotografie, pensieri che, messi in fila assieme, quel racconto servivano intanto a mettere a fuoco, impostare, alimentare e oggi a testimoniare, consentendoci di ripercorrerlo.

Leggi tutto “I Giardini racconto di Paolo Villa”

Ambientalismo. Un libro di libri

È davvero una rivoluzione dello sguardo sul mondo quel cambio radicale di attitudine rispetto al modo di abitarlo che va sotto il termine omnibus di ambientalismo. Un processo dal carattere trasversale rispetto a ideologie politiche, competenze disciplinari, soggetti coinvolti, e via via pervasivo quanto a forme di analisi e proposta dalla presa di consapevolezza alla mobilitazione da parte di singoli, organizzazioni, istituzioni. Un processo in movimento entro cui siamo immersi, che nella sua fase più recente data agli ultimi sessant’anni e del quale Stefano Nespor, esperto di diritto dell’ambiente, sceglie di restituirci il racconto articolandolo in un libro di libri: individuando cioè come pre testo cinque titoli che al loro apparire hanno costituito altrettanti momenti di snodo e sintesi nel succedersi e incrociarsi di temi, azioni, soggettività.

Dall’atto di nascita costituito nel 1962 da Primavera silenziosa, indagine in forma di letteratura naturalistica di Rachel Carson, al libro, poi documentario premiato con l’Oscar, di Al Gore Una scomoda verità (2006), passando per contributi scientifici come quello dedicato ai limiti della crescita dai ricercatori del MIT (1971), al Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite su Il nostro comune futuro (1987), agli studi sul rilievo dei modelli di gestione policentrica e tutela collettiva delle risorse naturali nella logica di beni comuni vecchi e nuovi tra i quali quelli immateriali e della conoscenza e quindi di un’attiva, quotidiana, partecipazione alla soluzione dei problemi del clima (Governare i beni collettivi, 1990, del premio Nobel Elinor Ostrom).

Leggi tutto “Ambientalismo. Un libro di libri”

Diritti per le piante

A fronte del sempre più evidente disvelarsi della vita come un coevolutivo continuum di soggetti interconnessi siamo indotti a ogni passo a rivedere la convinzione della presunta supremazia dell’uomo sul resto della natura (del suo punto di vista, dei suoi interessi).

Così, nel riverberare questa dialettica entro quel sistema di valori in perenne evoluzione, il modello di un ideale di società cui tendiamo regolato dall’’etica e dal diritto, ecco l’affacciarsi sul piano teoretico, seppur con evidenti risvolti pratici, di un tema tanto urgente quanto all’apparenza provocatorio: prevedere e definire specifici “diritti delle piante”, tipici del mondo vegetale, da rivendicarsi nel più ampio quadro di quel complesso di norme con cui cerchiamo di regolare e mediare interessi diversi.

In questo processo ci aiuta la graduale presa di consapevolezza di come, pur tra sostanziali somiglianze che specialmente a livello biologico, cellulare e nel Dna, condividiamo con le altre specie, una radicale divergenza evolutiva ci divida, in quanto animali, dalle piante, nel senso della mobilità rispetto alla stanzialità (con tutte le conseguenze del caso).

E di come la nostra grande ignoranza del mondo vegetale necessiti uno sguardo compensatorio, capace di intenderle non più come “risorse”, magari brevettabili, ma come esseri viventi e senzienti, soggetti di vita e di diritto.

Leggi tutto “Diritti per le piante”

Viandanti che raccolgono semi

Per mulattiere e lungo i torrenti, come pure nel verde che emerge dal dedalo delle topografie cittadine, saper passeggiare attraverso i paesaggi, lasciandosene attraversare, per cogliere i segni con cui la natura li illumina di episodi e associazioni vegetali ci pone tutti in una condizione di particolare attenzione. Camminare, si sa, induce considerazioni, attiva ricordi e emozioni, ci invita ad avere occhi nuovi.

In particolare poi, per un aspirante giardiniere, restare allerta in cammino di spirito e sensi, dischiude a ogni passo una serie di occasioni da cui trarre ispirazione, scatena l’impulso a imitare l’infinita varietà e diversità del vivente. Raccogliendo semi, rametti, prelevando talee, per trasferire magicamente quegli spunti nel proprio personale giardino di accoglienze.

Così nei loro Consigli per viandanti giardinieri, Emina Cevro Vukovic e Nora Bertolotti (Ediciclo, pp. 192, € 14.00) propongono cinque itinerari del cuore. A passeggio tra sentieri in equilibrio e vigne a belvedere colline della costa ligure da Campiglia a Porto Venere dove raccogliere semi di ginestra e ispirarsi ai profumi della macchia mediterranea, come pure sul crinale dell’Appennino tra Emilia e Toscana, tra le felci che illuminano radure o riscoprendo epilobi e cardi asinini, subito pronti a ricoprire la frana. Ma anche, per esplorazioni botaniche in città, dalla Milano dei cortili, tra macerie riconquistate da budleie, sambuchi e verbaschi alla Palermo delle peregrinazioni ispirate dai giardini di chiostri e chiese e dell’esotico diffuso tra jacarande e i frangipani che colonizzano i vasi dei balconi.

Leggi tutto “Viandanti che raccolgono semi”

Giardini d’occidente. Limite e “oltre”

Interamente riorganizzato da Paola Gallo e integrato dei capitoli su L’American garden e sul Novecento da Matteo Vercelloni, torna ora disponibile il volume di sintesi dedicato da Virgilio Vercelloni a L’invenzione del giardino occidentale (Jaca Book, pp. 282, € 90,00).

Tradizionalmente, l’impianto raccorda l’affermarsi del giardino rinascimentale ai recuperi e alle reinterpretazioni umanistiche delle radici della classicità dopo lo iato dei medievali horti conclusi, quindi dei modelli emblematici, della letteratura cortese e della trattatistica che intreccia semplici e agricoltura.

Il sistema di relazioni che il giardino intrattiene poi con l’architettura, la città e il paesaggio, il potere, le sue declinazioni e rappresentazioni, dal rigore geometrico dell’assolutismo al giardino di paesaggio nutrito di illuminismo, il rilievo che con l’Ottocento assume nella vita sociale dello spazio pubblico così come nell’interiorità del soggetto, testimoniano dell’incessante tensione tra l’elemento costitutivo del limite, il confine più o meno fisico che connota il giardino, e l’invito a oltrepassarne il recinto in un’incessante opportunità/inevitabilità di attraversamento.

Leggi tutto “Giardini d’occidente. Limite e “oltre””

Meir Shalev, un giardino selvatico di fiori nella Valle di Jezreel

Da botanico dilettante, ma gran collezionista di fiori di campo, come pure di citazioni bibliche, ricordi, emozioni, il saggista e romanziere israeliano Meir Shalev, autore altresì di storie per ragazzi, ripercorre con sottile vena umoristica il topos che vuole il lavoro della scrittura e quello in giardino accomunati da pazienza, attenzione, capacità di cogliere e associare caratteri, essenze, di “temporeggiare”, di misurarsi con congiunture, come la pioggia giusta, di tenere assieme l’entusiasmante cernita del seminare con la sollecitudine del potare o la costanza del monotono diserbo.

Il mio giardino selvatico (Bompiani, pp. 336, €28.00, con llustrazioni di Refaella Shir) è il racconto in confidenza serrata di uno spazio tempo d’elezione, senza pretese né ideologie, dice l’autore, dove ospitare residui dell’antica foresta, limitarsi a piantare bulbi indigeni salvati dagli sterri dei cantieri, raccogliere semi dei fiori spontanei per agevolarne la riproduzione. È in realtà, anche botanicamente, molto di più.

Leggi tutto “Meir Shalev, un giardino selvatico di fiori nella Valle di Jezreel”

Le piante pensanti

Può sembrare ben strano, ma se finalmente ci si sottrae alla visione occidentale antropocentrica e ai suoi parallelismi indotti, appare evidente come una serie di comportamenti vegetali rivelino processi cognitivi che individuano una sorta di psicologia delle piante.
È quanto ci illustra, procedendo puntuale nella divulgazione delle più recenti acquisizioni scientifiche conseguenti spesso a inusitate, spericolate sperimentazioni, lo psicobiologo “vegetale” Umberto Castiello, docente di questo inedito insegnamento dell’Università di Padova.

Capacità di percepire consapevolmente il mondo, rilevazione e elaborazione multisensoriale dei dati, movimenti, delle parti aeree come delle radici, intesi deliberatamente a un obiettivo (arrampicarsi, ripiegarsi delle foglie di fronte a un pericolo, chiudersi per catturare una preda nel caso delle carnivore), memoria che integri esperienza e presente, apprendimento, interazione e comunicazione (acustica, chimica, sotterranea), valutazione del rischio e capacità di decidere (quando fiorire, quando germogliare), distinzione del sé e degli altri, strategie sociali in forma di comportamenti competitivi o cooperativi, son tutti capitoli che, individuandone sub specie vegetale i processi cognitivi, articolano La mente delle piante. Introduzione alla psicologia vegetale, il Mulino, pp. 175, € 14,00.

Per quanto spesso inevitabilmente stretti tra prestiti metaforici che indossano il nostro, umano, animale, punto di vista, riflettere sull’alterità delle piante, sui loro fondamenti biologici, come pure sul loro successo evolutivo, oltreché avvicinarci a un regno come si diceva con esperienze sensoriali qualitativamente diverse e regole affatto proprie, ci permette di riflettere per differenza. Quantomeno di approcci e metodologie, simulando situazioni sperimentali ad esempio in ambito decisionale, dove la “semplicità” delle piante sembrerebbe ridurre il peso delle variabili emotive. O quantomeno di quelle umanamente intese.

Leggi tutto “Le piante pensanti”

Giardino. La cura del sé

Son molti i livelli sui quali si gioca la suggestione dell’analogia tra giardino e vita interiore. E non è certo un caso che spesso quella precipua capacità del giardino di render palesi, e perfin concreti, condizioni e stati psichici si ritrovi riflessa in metafora anche nel nostro parlare condiviso, dove una serie di pratiche e attività legate alla cura del giardino rivelano un’evidente valenza terapeutica.

Con la sua duplice esperienza di psicoterapeuta e architetto di giardini e con lo sguardo in andirivieni tra mondo esterno e condizione interiore, tra fuori e dentro di sé, Ruth Ammann indaga e racconta il giardino come spazio-dimensione, intermedio tra polarità. Tra natura e cultura, progetto e spontaneità, spirito e corpo, coscienza e inconscio (Il giardino come spazio interiore, Bollati Boringhieri, pp. 116, euro 18).

Per la vitalità delle sue capacità trasformative, come pure per la sua incertezza e imprevedibilità, il giardino risulta così ripetutamente occasione di analisi e immaginazione. Esperienze terapeutiche e di vita, ermeneutica di miti, fiabe e poesie, interpretazione di ricordi e sogni traversano il giardino per via di immagini, temi, simboli e archetipi. Dalla porta alla recinzione, spaziando tra quanto è corporeo e che pure si combina con l’immateriale, dal gioco all’esperienza della relazione, o dell’incontrarsi con il divino, dalla pratica del giardino come cura del quotidiano che ci proietta sul terreno della vita attiva all’educazione alla lentezza e al lavoro manuale come fonte terapeutica, antidoto al negativo.

Leggi tutto “Giardino. La cura del sé”

Karel Čapek. Il giardiniere dissacrante

Con L’anno del giardiniere, torna la classica riproposizione di quel tipo di meditazione che viaggia per il tramite del giardino (Elliot Edizioni, pp. 128, € 13,50). Una sorta di dissacrante meditazione sul tempo, letta attraverso gli occhi e sul filo delle preoccupazioni – volta a volta piuttosto ossessioni o idiosincrasie – dell’idealtipo del giardiniere, alter ego dell’autore Karel Čapek, intellettuale ceco tra i maggiori della prima metà del 900, romanziere e inventore, tra l’altro, del termine robot che per la prima volta appare in una sua commedia.

Leggi tutto “Karel Čapek. Il giardiniere dissacrante”

REPORTAGE. Andar per giardini. Lindisfarne Castle

Lo scrigno-giardino di Gertrude Jekyll fra brughiera e castello

Rinserrato tra i bassi muretti di pietra grigio-chiara che lo ritagliano nell’indistinto della brughiera, sullo sfondo del mare del Nord e dell’imponente sperone di roccia su cui si staglia il profilo del castello che lo intitola, il giardino di Lindisfarne Castle è uno scrigno di fiori, forme, fragranze multicolori che striano la dominante del fogliame argenteo della stachis bizantina che come una trama lo percorre a terra invadendone i viottoli pavimentati in stile Arts and Crafts.

Leggi tutto “REPORTAGE. Andar per giardini. Lindisfarne Castle”