Duccio Demetrio. Il giardino è autobiografia

Specchio delle diverse culture che volta a volta li hanno generati, i giardini son sempre stati il distillato di un’aspirazione delle società a raccontare il proprio meglio. Diversamente, il gioco di riflessi che Duccio Demetrio ripropone nel suo Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo ne riverbera il mito sul filo del dialogo con la nostra personale interiorità (Mimesis, pp. 178, € 18.00).

di che giardino sei Vìride Andrea Di SalvoNei ricordi d’infanzia, così come nelle successive fasi della vita, i giardini vissuti o sognati, come i miti che li abitano, diventano iniziazione e parte della nostra autobiografia.

La fascinazione del giardino, indagato come “universale” culturale e psichico, si fa spazio di gestazione narrativa. Giardino quindi come luogo e assieme modo di essere, metafora generale del vivere, per quanto proprio a partire da un’analisi di come l’idea di giardino si è storicizzata in fasi e contesti diversi, nella tensione di sempre, tra sogno e potere. Dal giardino ellenistico dove germina il pensiero nelle sue molteplicità, all’antinomia oasi-deserto del giardino islamico; dalla malinconia dell’impossibile ritorno dei giardini mediterranei, alla laicizzazione settecentesca, all’intimista giardino tutto per sé dell’800. In un lessico condiviso di slittamenti e retro significazioni, il giardino è occasione del personale definirsi di una sensibilità estetica, strumento di scandaglio dell’intimo, per suggerire in quante forme si possa essere giardinieri dell’anima. Educare e prendersi cura di una molteplicità di identità in uno, confrontarsi con l’incessante metamorfosi, nella tensione tra aspirazione al controllo e caos, immersi nella dimensione sensoriale e ultragenerazionale, distillando saperi e tecniche, tra solitudini, silenzi e convivialità, erotismi e epifanie.
Demetrio ci sfida a provare a riconoscerci in qualcuno dei trenta modelli di giardini-immagini di sé che compila nella seconda parte del volume: in un gioco combinatorio tra elementi propri del giardino – protagonismi botanici, dialettiche compositive, tipologie stilistiche – e le ricche testimonianze ispirate dai giardini ai diversi linguaggi – delle immagini, della poesia, delle suggestioni musicali – convocati in una vasta ricerca documentaria per evocare fattispecie e fisionomie che meglio parlano alle nostre diverse interiorità.
Dalla poetica del conchiuso del Giardino domestico, al Giardino sotterraneo della Foresta imbalsamata di Max Ernst, a quella addomesticata del Giardino tropicale con la sua frenesia di evasione e illusione ne La giungla esotica di Henri Rousseau, allo Yeats delle asperità del Giardino alpino, all’intrappolato Giardino urbano nei versi di Rimbaud e negli spazi muti di Hopper assieme all’Albero di case di Paul Klee. O, ancora, dal Giardino bouquet, dalla vita breve ritmata dalla musica di Telemann, ai dettagli del Giardino galleggiante che affiora dal trittico delle delizie di Bosch, al Giardino lacustre, che avrebbe voluto essere altro da sé, con le Gymnopédies di Erik Satie, a quello aereo incombente dall’oculo della Camera degli sposi di Mantegna con i sonetti a Orfeo di Rilke e la musica di Ottorino Respighi dedicata a I pini di Roma.

Duccio Demetrio, Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo, Mimesis, pp. 178, € 18.00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica VI, 46, Supplemento de Il Manifesto dell’11 dicembre 2016

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