
L’incontenibile varietà delle pur discrete presenze vegetali è forse quanto di più evidente a darci la misura della diversità che ci circonda. Una percezione pressoché subliminale che, da parte degli studiosi, si accompagna all’inesausto tentativo di censire quanti tipi di alberi esistano. Una recente ricerca ne ha contate 73.000 specie solo tra quelli viventi, escludendo quindi quelle estinte e le 9.000 specie che si ipotizza siano ancora da scoprire. Mentre gli scienziati sociali testimoniano di quanto la presenza di alberi influenzi il modo in cui percepiamo la realtà circostante (e le nostre decisioni) – rendendoci dell’80% in più a nostro agio anche nel compiere attività come ad esempio fare shopping –, traducendo la loro esistenza in valore (anche economico) al di là del contributo che danno in termini ecologici, per la loro bellezza e gli infiniti usi pratici.
È a partire dall’immediatezza e dal cortocircuito che innescano questo tipo di notazioni semplici e svelte che muove la capacità di TreeNote – programma radio di successo del venerdì mattina negli Stati Uniti – di interrogarci sulle meraviglie della biologia degli alberi e sui modi in cui costoro si affacciano nella nostra vita quotidiana.

Con interventi di due minuti – oggi confluiti nel serrato susseguirsi di pagine a coppie scandite dal trascorrere delle stagioni –, ci riesce (quasi sempre) l’ecologa forestale Nalini Nadkarni (Un anno in compagnia degli alberi, traduzione Anna Talò, Corbaccio, pp. 128, € 18), da alcuni anni instancabile divulgatrice, ma a lungo studiosa in particolare di quel paesaggio di presenze vegetali e animali che abitano la chioma degli alberi, specie nella foresta pluviale temperata e in quella nebbiosa tropicale: osservatorio privilegiato da cui indagare frequenze di formiche arboricole, distribuzione delle piante epifite in relazione a specie arboree e suoli, microclimi che si generano alle diverse altezze, determinarsi della plasticità delle foglie sul filo delle variazioni nell’immersione delle nuvole.
Dal pur largo orizzonte dell’ecosistema delle foreste – scrigno della ricchezza di specie per oltre un 43% sono i tropici, dove la vita si è evoluta senza le interruzioni glaciali – il salto è qui al rilievo ecologico degli alberi su scala planetaria. Colto però piuttosto nelle pieghe di piccoli episodi, intrecci del quotidiano, incontri in controtempo.

Dalle singolarità di protagonisti come il baobab, capace di immagazzinare enormi quantità d’acqua, al pero da fiore, recuperato, malconcio ma vivo, dalle macerie di Ground zero, al pernambuco o pau brasil della foresta atlantica del Brasile che da quello prese il nome, alle relazioni, che vedono le minuscole formiche-ghianda abitare in oltre 200 appunto in uno di quei frutti (secchi) tra le migliaia prodotte dalle querce in maniera sovrabbondante, ma a scadenze tali da indurre predatori sazi a nasconderle lontano. Per ricordare poi la pletora di oggetti e terminali dagli alberi derivati tramite cui nel mondo volta a volta mangiamo (le bacchette usa e getta prodotte ogni anno in circa 80 miliardi di paia), viaggiamo (traversine, più di 3.000 per ogni miglio di ferrovia), diamo la morte (il calcio marezzato o dai disegni ondulati di pistole e fucili realizzati in noce bianco), animiamo il tempo (la bacchetta del direttore d’orchestra o quelle per la batteria realizzate con un singolo blocco e laccate per stabilizzarne l’umidità). E, ancora, i tappi delle bottiglie, gli onnipresenti e quindi invisibili pali del telefono, le mazze da baseball, … Ma, è specialmente alla fisiologia di questi nostri interlocutori l’invito a volger lo sguardo per prender finalmente confidenza e avviarsi a un’etichetta della coabitazione: dalla loro architettura in filigrana al linguaggio di un corpo sempre in divenire che muove per tensioni, compressioni, inclinazioni, cicatrici, dalla tempistica del loro scolorir di foglie alla lettura sepolcrale di una vita oltremisura nell’irradiarsi degli anelli sul ceppo tagliato.
Nalini Nadkarni, Un anno in compagnia degli alberi, traduzione Anna Talò, Corbaccio, pp. 128, € 18, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XVI, 22, Supplemento deI Manifesto del 31 maggio 2026




