La città dei giardini chiama a raccolta la politica

La sensazione di temporaneo sollievo, di tregua dalla tenaglia del calore e dello smog che subito si avverte passeggiando lungo un’alberata o entrando nel giardino di una villa, specialmente nelle nostre città dove sempre più si va concentrando la maggioranza della popolazione, rende immediatamente evidenti anche ai nostri sensi quella serie di dati statistici che da tempo ripetono alla nostra ragione i costi che ogni giorno scontiamo per carenza di investimenti in giardini e spazi verdi. Costi, per difetto di intervento, che ci gravano in termini sociali, ambientali ed economici, di surriscaldamento e inquinamento, costi che investono la salute e il ben essere.

Vale per gli spazi pubblici, eredità preziose spesso malamente sopportate e solo raramente implementate in una logica di rilancio, anche tra generazioni, di un progetto creativo che comprenda dimensione estetica e qualità della vita. Vale per il verde degli spazi privati. Dai giardini delle ville storiche alla miriade di quelli anche minuti connessi alle abitazioni, giardini, terrazzi, balconi. Fino alle pareti verticali e ai tetti verdi di cui oggi intanto molto si parla.

Ora, ben tre disegni di legge volti a introdurre misure di defiscalizzazione per il verde privato rischiano, dopo un lungo lavoro, di finire in finanziaria. Formalizzando così in un piccolo corollario l’idea da tempo nell’aria che, per quanto riguarda il verde, convenga piuttosto pensare le cose in termini di occasioni di sviluppo e investimento. In questo caso micro occasioni molecolari.

Nondimeno, le ricadute, pure a partire dal proprio diretto interesse, oltreché in una pur piccola forma di adozione, di assunzione di responsabilità, si riverberano tanto sul piano dell’Ambiente e della salute pubblica – dalla riqualificazione ecologico ambientale alla mitigazione delle temperature e al miglioramento della qualità dell’aria – che su quello economico e occupazionale, con l’indotto della filiera dei mestieri del verde, fino al settore del garden tourism (tra i 5 e gli 8.000.000 di visitatori annui, in forte crescita), un turismo sostenibile che si distribuisce, come i nostri giardini storici, capillarmente sul territorio.

L’introduzione di detrazioni fiscali per interventi di implementazione e riqualificazione di aree verdi private estenderebbe così alla “‘sistemazione a verde” quanto già previsto per le opere di recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica. Nella misura del 36%, la defiscalizzazione riguarderebbe anche la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili finalizzati all’assorbimento delle polveri sottili, alla mitigazione dell’inquinamento acustico e alla riduzione delle escursioni termiche e vedrebbe coinvolti tanto i proprietari che gli affittuari, ammettendo anche “lavori di restauro e recupero del verde relativo a giardini storici privati”.

Domani 27 settembre, a presentare e sostenere i tre disegni di legge per defiscalizzare il verde privato, si terrà dalle ore 10,30, presso la Camera dei Deputati, Sala Regina, il convegno promosso dal Coordinamento Nazionale della Filiera del Florovivaismo e del Paesaggio intitolato: Paesaggio chiama politica: economia, salute, sviluppo, occupazione e turismo per un’Italia sostenibile. Interverranno esperti e i firmatari delle proposte e, a indicare il rilievo e la trasversalità delle poste in gioco, sono stati invitati i ministri di politiche agricole, ambiente, beni culturali e turismo, salute, infrastrutture e trasporti (manca quello, fondamentale, dell’economia).

Augurandosi che la politica, così come sempre più diffusamente la sensibilità dei cittadini, risponda

Il Manifesto, 27 settembre 2017

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