
Se, paradossalmente, con la loro straordinaria varietà e ricchezza di profili e strategie gli alberi finiscono spesso per farsi individui, testimoni singolari, punti di riferimento di paesaggi dell’anima, a saperli leggere – nella loro postura, nella forma di un ramo, nei disegni della corteccia – ci avviano a interpretare anche i paesaggi naturali che esprimono.
Evolutasi per crescere in habitat particolari, ogni specie ha esigenze sue in fatto di luce, acqua, vento, temperature, forme del terreno. E tutte variamente combinate.
Così, gli alberi che vivono lungo i fiumi son diversi da quelli che vivono in collina – e tutti, comunque, si sviluppano di più sul lato esposto a sud (tanto che, come bussole, ci possono orientare). I vasti orizzonti e il sole piacciono ai pini, mentre i tassi amano invece crescere dove l’ombra è densa, e ancora è l’acqua la preferita dei pioppi cipressini. Così, via via che ci si addentra nel bosco gli alberi crescono più alti, mentre ai suoi margini, meno. Maggiormente esposti come sono ai venti. Che se poi il vento piega le cime, creando sempre diverse sagome, e accorcia i rami, curvandoli nella direzione opposta, alcune foglie (ad esempio quelle dei pioppi), si arrotolano in stretti cilindri per farlo passare.
Dettagli minuscoli svelano mondi più grandi, effetti congiunti. E da lì è possibile risalire a schemi che per quanto sempre presenti sotto i nostri occhi, restano perlopiù invisibili.
Come ci avverte Tristan Gooley, autore britannico famoso per il suo sistema di orientamento naturale, non possiamo leggere ciò che non vediamo. E, anche se certo rileviamo più dettagli quando quel che stiamo guardando ci interessa, notiamo pur sempre le cose che si differenziano dalle altre, il movimento, le forme e i colori anomali, i contrasti. La nostra attenzione aumenta però se convergiamo su segnali che occorre “soltanto” imparare a individuare, per accorgersi di quanto poi li vedremo replicati ovunque.
È a questo alfabeto che, in una dialettica serrata – anche narrativamente – tra l’evidente e l’invisibile, tratti lampanti e segni nascosti, Gooley ci indirizza nella sua arte di Leggere gli alberi, come recita il titolo del volume per Altrecose, marchio del gruppo Post e Iperborea, (sottotitolo Una guida per capirli, dalle radici alle foglie, pp. 319, € 20).
Per quanto un’utile appendice suggerisca Come riconoscere le famiglie, non si tratta qui di individuare la specie degli alberi e poi il nome botanico, quanto piuttosto di imparare a leggere le centinaia di segni che li illustrano, alla scoperta di una lingua universale.

Anche scendendo di scala per ogni albero, ogni radice, ogni ramo, ogni foglia abitano e reagiscono a quel che le circonda, perciò stesso riflettendolo. Forme, disposizioni, colori raccontano come le foglie lobate aiutino a disfarsi del calore in eccesso, modificando il flusso d’aria; quelle sottili siano più adatte al movimento e all’acqua – nel salice tendono ad assottigliarsi quanto più ad essa sono vicine –; come una loro sfumatura argentata abbassi le temperature riflettendo parte della luce, così come la cera che ne conferisce una azzurrina agli aghi di peccio.
Nel mutare dell’aspetto c’è poi da saper leggere come non tutte le parti dell’albero abbiano la stessa età (la cima è più giovane, così le foglie, magari di forma diversa). E come di temporalità e tempismi altrimenti orientati ci parlino i mazzetti di gemme dove “la soluzione è risparmiare un po’ di energia dell’anno passato e confezionarla […] pronti per l’anno seguente. Mentre, anticipandosi rispetto ai più alti sopra di loro, gli alberi più bassi si riempiano di foglie, battendoli sul tempo – come prima ancora s’affrettano le brevi epifanie di fioriture a terra sotto le volte ancora infrondate. spoglie di quelle foglie.
Riconoscere casi di affiatati abbinamenti di comunità vegetali che interagiscono prediligendo lo stesso habitat va assieme agli indizi che pure gli alberi ci forniscono sugli altri viventi con cui condividono gli spazi – vicino ai sambuchi ci sono i conigli (e viceversa) –, dal segno della linea di brucatura dei grandi erbivori che li potano dal basso, quella precisa che rispecchia l’andamento del terreno, al legame che le cime degli alberi intrattengono con il canto degli uccelli a partire dalla loro ubicazione nel paesaggio. Fino alle tracce dei diversi suoli generati dal legno morto di alberi di tipo diverso, per via di funghi e altri organismi decompositori.
Tristan Gooley, Leggere gli alberi. Una guida per capirli, dalle radici alle foglie, Altrecose, marchio del gruppo Post e Iperborea, pp. 319, € 20, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XVI, Supplemento deI Manifesto del 20 settembre 2026

