
In parallelo con le molte ricerche che ci rivelano come per comunicare le piante usino diversi – certo dai nostri – tipi di linguaggio (molecolare, biochimico, posizionale, …) che esigono da parte degli umani un diverso stile di attenzione, da qualche decennio si va dispiegando un interesse anche sul perimetro della soggettività di un loro punto di vista, che intercetta antropologia, riflessione filosofica, intervento artistico.
È in questo contesto che l’artista visuale Anaïs Tondeur in tandem con il filosofo ambientale Michael Marder, curatore da anni dei Critical Plant Studies, tornano a praticare conversazioni impossibili ma necessarie con piante che si son trovate ad abitare in condizioni estreme. Come già nel progetto del 2021, dedicato agli echi luminescenti iscritti su carta fotosensibile delle piante capaci di prosperare nella zona di esclusione dopo il disastro nucleare di Chernobyl, questa volta i terreni dei margini son quelli campani, della Terra dei Fuochi, sulle pendici del Vesuvio.

Con lo stratificarsi millenario di ceneri vulcaniche ma soprattutto, più di recente, la contaminazione dovuta a decenni di sversamenti illegali di rifiuti tossici e alla loro combustione, le piante cresciute qui in terreni fortemente inquinati producono in eccesso una molecola, il fenolo, solitamente utile, ma assunta ora a testimoniare la dismisura di uno stress esorbitante: sottili linee marrone scuro in gradazione figurano impronte di cicatrici, ma anche tracce di vitalità silenziosa, sopravvivenza, resistenza. Messaggi rilasciati dalle piante su invito di Tondeur, catturati tramite fitografia, un metodo di fotografia a contatto, basato su una reazione chimica, appunto, tra queste molecole e le particelle d’argento della superficie fotosensibile.
A contrappunto di queste immagini dalla firma plurale, con piante, fuoco, umani e discariche come soggetti agenti, il volume pubblicato ora a dar conto del progetto di ricerca artistica realizzato durante una residenza a Napoli – condotto assieme ad agronomi, botanici, comunità locali e vegetali nel corso dei mesi – ed esposto per la prima volta alla Spot Home Gallery, propone una corrispondenza poetico-filosofica a più voci.
Innescato dal gesto fotografico, l’impegno reciproco di questi Fiori di fuoco. Tracce e corrispondenze dalla terra dei fuochi, si dipana ricorsivamente: dall’invio delle fitografie a Michael Marder alle risposte del filosofo che interpellano suoli e piante destinatarie ciascuna di una missiva che Tondeur poi legge loro ad alta voce sul campo, alla ulteriore risposta di queste ultime mediata da nuove impronte fitografiche (Mimesis, pp.103, € 15, edizione bilingue in inglese).

Un’interlocuzione con singole piante sfuggite al controllo su terreni ai margini, paesaggi offesi, saturi di ferro, fosfati e nitrati che, oltre le etichette di specie, aspira a dar voce a prospettive molteplici quanto a punti di vista e scale temporali, intesse la singolare universalità del loro stare al mondo modulare con l’unicità dell’esser loro, solo in quanto in relazione con altri, piante, animali, funghi – l’eucalipto che porta il fuoco, cruciale al contempo per il suo ciclo riproduttivo, il grespino comune (Sochus oleraceus) dalla firma aleatoria e contingente che si distende oltre i suoi contorni, l’ipomea che in osmosi reciproca con lo sfondo dove si sperde, vive di “esitazioni e insuperabile indeterminatezza”. Un corrispondersi che parla della responsabilità etica di testimoniare il collasso ecologico per essere all’altezza di quanto le piante, da sempre preesistenti, già fanno per noi, e cioè, farci esistere.
Fiorendo in questa discarica globale che è la nostra dimora planetaria, queste fitografie la ingioiellano della possibilità di attivare una rete di forme nuove di cura e attenzione interspecie in una sorta di riconoscimento reciproco.
Anaïs Tondeur e Michael Marder, Fiori di fuoco. Tracce e corrispondenze dalla terra dei fuochi, Mimesis, pp. 103, € 15, edizione bilingue in inglese, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XVI, 3, Supplemento de Il Manifesto del 18 gennaio 2026

