Lunari e calendari d’ogni anno

Traboccanti di oroscopi, previsioni e pronostici, a ogni volger d’anno almanacchi e lunari dimostrano ormai da secoli un’indubbia persistente vitalità. Da quando, in particolare con l’arrivo dell’arte tipografica, circolano diffusamente associando una precisa tipologia di informazioni: brevi unità di carattere pratico affiancate a contenuti astrologici, al formato: manifesti da appendere poi, più spesso, libretti tascabili.

Stampati in un’unica edizione annuale su carta spesso scadente, con illustrazioni elementari e disegni talvolta di rara efficacia, sono stati a lungo veicolo tra i pochi di una capillare diffusione di informazioni (e prima alfabetizzazione) anche tra ceti popolari rurali e inurbati, fino a costituire un

Come per il termine derivato dall’arabo, al-manākh, sfogliandoli, si trascorre tra informazioni di tipo astronomico e astrologico, dall’indicazione dei movimenti delle fasi lunari, con annessi pronostici, oroscopi e divinazioni, alle considerazioni metereologiche, ai calendari per orientarsi tra feste mobili e anni bisestili, in un esistenza scandita da stagioni, celebrazioni religiose e fiere.

Spesso riassunte in proverbi, versi, detti popolari, una serie di nozioni utili su lavori del mese, tecniche agricole, novità in materia di semine e potature si alternano a ricette di conserve e biscotti o a indicazioni sull’uso di erbe tisane come rimedi a fronte di malattie e incidenti.

Destinati già con il secondo Settecento a un pubblico insospettabilmente vasto, nei secoli successivi almanacchi e calendari si affermano anche come guide intese a trasmettere visioni del mondo, spesso orientate tra paternalismo, talvolta nuove istanze sociali sotto il registro del burlesco, indicazioni di politica agraria (la promozione della chimica nei fertilizzanti). Mentre in funzione educativa e civile con gli anni si andranno affiancando notizie storiche e amministrative e descrizioni geografiche, reportage di viaggi in terre lontane.

Per molti, il lunario per eccellenza, da sempre presente al nostro immaginario, è quello intitolato a Barbanera che una piccola omonima casa editrice di Spello, affiancata da una fondazione che raccoglie e custodisce un’importante collezione di volumi del genere, ripropone ogni anno in edicola e in libreria (pp. 255, € 15.20) conservandone struttura e spirito ma via via attualizzandolo.

Nato a Foligno come foglio volante da parete nel 1762, dal 1793 viaggia in forma di libretto tascabile. Pubblicato e distribuito anche nelle Americhe in corrispondenza delle principali ondate migratorie in versioni speciali che univano ai consueti consigli anche informazioni utili ad affrontare l’avventura nel nuovo mondo (con glossari delle parole utili a una prima conversazione, norme di comportamento e igienico sanitari, tabelle di conversione di pesi e misure e informazioni utili per ottenere la cittadinanza), resta per lo più strettamente collegato alle attività della vita dei campi fino al secondo dopoguerra

È con la fine degli anni Cinquanta che specialmente le illustrazioni poste a scandire il succedersi dei singoli mesi registrano un profondo cambiamento: irrompe nell’iconografia di quelli estivi il tempo del riposo – delle vacanze al mare e del pattinare sul ghiaccio invece a gennaio – e come protagonista si afferma tra gli altri anche la vita cittadina. Finché, a partire dagli scorsi anni Novanta poi, paese agricolo e dimensione urbana convengono tra recuperi e nuove attenzioni in un’auspicata empatia con l’ambiente naturale che si traduce anche nella scelta di utilizzare carta riciclabile, da foreste tutelate e inchiostri vegetali.

Tra appuntamenti astrali, calendari dei lavori di casa e giardino, lunario biodinamico, ricette di stagione, nell’edizione 2026 del Barbanera il filo conduttore è l’invito di grande attualità a convivere, conoscendoli, con gli animali selvatici che abitano le nostre città, mentre le immagini che lo illustrano, affidate ogni anno a un giovane artista, vedono quest’anno Valeria Biasin reinterpretare antiche xilografie popolari.

Da segnalare infine, anche rivisitazioni ex novo. Come quella proposta dall’editore Nottetempo per la prima volta a cura di Barbara Bernardini e Maria Claudia Ferrari Belisario.

Sempre ispirandosi al genere e ribadendo fin dal titolo il suo stretto legame con la terra come suolo, la luna, i suoi cicli, gli influssi reali o immaginati, questa variazione sul tema del nuovo Lunario di braccia rubate. Sentieri, semine, meditazioni e lune (pp. 216, € 17.90), articolato in tredici mesi sinodici e, per ciascuno, una luna con un suo tema, disegni e consigli giardinieri, propone anche una serie di rubriche diverse, che invitano a comporre Atlanti del novilunio, praticare meditazioni da associare alle diverse fasi e, in chiusura di ogni capitolo, suggestioni e proposte di letture e brani musicali … della luna calante.

Il lunario di Barbanera (Barbanera) e Lunario di braccia rubate. Sentieri, semine, meditazioni e lune (Nottetempo), recensiti da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XV, 50, Supplemento de Il Manifesto del 14 dicembre 2025