Piante, fiori e animali a Palazzo Vecchio

Nella ricca e complessa varietà di suggestioni che lo attraversano, il programma iconografico di quel condensato di storia, arte e potere che è Palazzo Vecchio, cuore della strategia politica di autorappresentazione dell’autorità medicea che nella Firenze di primo Cinquecento va consolidandosi su scala territoriale, rivela ben oltre il disegno encomiastico la pluralità di saperi e le stratigrafie di un retroterra culturale trasversalmente dispiegato a tutto campo.
Qui convergono e dialogano invenzione artistica e curiosità naturalistica, componenti del discorso storico (anche nelle varianti mitografico allegoriche) nonché presupposti e fondamenti di un’attitudine pratica come di un’incombente, specifica attenzione scientifica, botanica in particolare.

Dalla Sala detta dei Cinquecento allo Studiolo di Francesco I, dalla Camera Verde alla Sala delle carte geografiche, tra appartamenti e ambienti di rappresentanza, significati celebrativi e passione per il mondo delle “cose naturali” reciprocamente si riverberano nell’affollarsi di opere di artisti e decoratori tra i maggiori del Rinascimento.

In un’unica trama, l’onnipresenza araldica del fiorentino giglio rosso (in realtà un’iris) si accompagna agli animali degli emblemi e delle imprese medicee, come pure al gallo nero della Lega militare del Chianti. L’attenzione al paesaggio, rilevato con campagne dal vero, a significare la nuova geografia politica, fa il paio con la passione per la natura indagata e, tra scienza e magia, alchemicamente manipolata. Così, la curiosità per il dettaglio e la vertigine della collezione sono testimoniate dalle oltre 150 presenze vegetali (e poco meno quelle animali) registrate e raffigurate sulle ante dello studiolo. E ancora, su per affreschi, grottesche e ghiribizzi, dai conversari e dalle infinite teorie di frutti scomparsi, primizie, agrumi, dalle mescolanze di faune e flore locali, esotiche, fantastiche, e per festoni, bordure e architetture vegetali, dal rincorrersi di chimere, invertebrati, creature marine, minerali, pomi delle esperidi e piante del nuovo mondo, frutta in infinite varietà.

A dar conto del richiamarsi di queste presenze, nel loro fitto apparire da un ambiente all’altro del palazzo, ci guida ora in un’interrelata ricognizione tra storia dell’arte, emblematica, zoologia, botanica, il volume intitolato a La natura dipinta. Piante, fiori e animali nelle rappresentazioni di Palazzo Vecchio a Firenze (pp. 144, € 14,00), edito, a cura di Maria Adele Signorini e Valentina Zucchi  e pubblicato per le edizioni Aboca.

In un catalogo oramai già ricco di titoli – dalla recente Ecologia del desiderio. Curare il pianeta senza rinunce di Antonio Cianciullo al Viaggio nell’universo vegetale del neuorobiologo Stefano Mancuso –, in una scelta che approfondisce e divulga temi al centro del lavoro, anche di ricerca, di un’impresa come Aboca, di per sé dedita specialmente alla realizzazione di prodotti terapeutici a base di complessi molecolari naturali.
Che insomma, pur non disdegnando coltivar libri, biologicamente prima di ogni altra cosa coltiva piante medicinali.

La natura dipinta. Piante, fiori e animali nelle rappresentazioni di Palazzo Vecchio a Firenze, a cura di Maria Adele Signorini e Valentina Zucchi , Aboca, pp. 144, € 14,00, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica VIII, 41, Supplemento de Il Manifesto del 21 ottobre 2018.

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