
A partire dall’impollinazione dei fiori che vede coevolutivamente coinvolte specie diverse (non ultimi noi umani) o nel caso delle micorrize, reti-relazioni di funghi-radice che regolano e influenzano vita di alberi e comunità vegetali, le forme di simbiosi sono ovunque e dappertutto nel mondo naturale
Non esiste organismo vivente che non viva in simbiosi con qualche altra forma di vita. E, nella molteplicità delle sue declinazioni – tra instabili dinamiche e tentativi di classificazioni –, questo concetto, a lungo sottovalutato nel Novecento e che ha avuto invece un grande risalto negli ultimi decenni, si impone come una delle principali forze del processo evolutivo, temperando con ciò la darwiniana teoria dell’evoluzione.
Della genealogia e delle forme di questa presa d’atto raccontano ora la vicenda Maurizio Casiraghi e Telmo Pievani con grande chiarezza, anche per i non specialisti, nel volumetto Uniti per la vita. Storie di simbiosi e cooperazione (Il Mulino, pp. 313, € 16).

È nel contesto di un darwinismo sociale alla Spencer, dove della teoria proposta da Darwin nel 1859 si estremizza il tratto della competizione come motore del cambiamento, che alcuni biologi russi ipotizzano invece il rilievo evolutivo della simbiosi. Il controverso Konstantin Mereschkowski, già nel 1905 e poi nel 1920 quando pubblica Le piante considerate come un complesso simbiotico e il naturalista e teorico dell’anarchia Pëtr Alekseevič Kropotkin, alla ricerca di evidenze biologiche della cooperazione come forza evolutiva determinante. Sarà poi però soltanto negli anni Settanta che una scienziata visionaria e controcorrente, Lynn Margulis, arriverà a leggere con la sua fervida attenzione al microcosmo, la simbiosi come un’opportunità per gli organismi di esplorare nuove e inedite combinazioni attraverso la cooperazione; una teoria evolutiva generale dove lo sviluppo per ramificazione e separazione dell’albero delle specie si incontra con trasferimenti orizzontali tra i rami; una ragnatela di connessioni, un corallo di fusioni, associazioni, convergenze.
A dire della complessità di conflitti e relazioni tra partner nel gioco quasi mai lineare di variabili del grado di stabilità, basti ricordare che la teoria della Margulis viene accettata soltanto a metà degli anni Ottanta quando sarà possibile provarla per via molecolare.
La definizione del perimetro stesso del concetto di individuo deve misurarsi con simbiosi che possono riguardare anche soltanto parte di organismi. O con un livello di individualità come l’olobionte, derivante dalla cooperazione di specie diverse in rapporti simbiotici consolidati, dove poi “alla lunga l’intreccio delle reti geniche forma un solo genoma funzionale”, come per il nostro corpo e il suo microbiota: la comunità di microrganismi (batteri, virus, funghi) che vivono all’interno e sul nostro organismo. Mentre ad esempio per le posidonie dei nostri mari si parla di superorganismo, entità che si estende per chilometri e su migliaia di anni derivante dalla somma di tutti gli individui che la compongono, originata da una singola pianta che si è riprodotta asessualmente generando cloni di sé stessa. Come il corallo, la posidonia esiste sia a livello individuale, ma anche come moltitudine.
A corollario della disamina, e con riferimento anche a snodi come il “dilemma dell’altruismo”, l’evoluzione delle forme di socievolezza o l’equilibrio instabile tra egoismo individuale e coesione di gruppo, gli autori pongono altresì una serie di attualissimi interrogativi sulle lezioni da trarre, o meno, rispetto alla tentazione ricorrente di una proiezione antropomorfica, a partire dal linguaggio, sul diverso piano di etiche preferibili o giudizi di valore, relativamente a una presunta “naturalità delle cose”. Dato che, come si dice, la natura è un ambivalente arcobaleno di contraddizioni.
Maurizio Casiraghi e Telmo Pievani, Uniti per la vita. Storie di simbiosi e cooperazione, Il Mulino, pp. 313, € 16, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XV, 48, Supplemento de Il Manifesto del 23 novembre 2025


