
È nel quadro del recupero dell’antico, tra passione per le rovine di papi umanisti e riscoperta, tra gli altri, di testi come il De aquae ductus urbis Romae di Frontino o il trattato De Architectura di Vitruvio (con l’VIII libro, dedicato all’idraulica) da parte di Poggio Bracciolini, che l’acqua ritrova anche nei giardini rinascimentali il suo ruolo guida.
La filosofia neoplatonica che si afferma nella cerchia di studiosi e umanisti raccolti nell’Accademia presieduta da Marsilio Ficino attorno a Cosimo de Medici nella villa medicea di Careggi assegna alla bellezza esteriore dei giardini la funzione di evocare l’esistenza di una dimensione segreta superiore inducendo a percorrerli come in un iniziatico viaggio di trasformazione personale. Tra fonti, cascate, organi idraulici, fontane e grotte, l’acqua onnipresente simboleggia lo spiritus mundi, guidando il passo tra citazioni di classici (Ovidio, Virgilio, Apuleio), sopravvivenze di miti pagani, evocazioni dei fiumi edenici e del Cristo come fons vitae.
Un itinerario che si dispiega nella bellezza dei luoghi e assieme in uno spazio simbolico esito di un sapere ermetico da intuire, scandito da scritture segrete da decifrare: estetico assieme e filosofico, poetico, mitologico, magico.

Come ci ricorda la giornalista spagnola Maria Belmonte nel suo Al tempo dei giardini sogni, simboli e miti d’acqua, procedendo in un affollarsi di citazioni, tra letture (anche laterali), incontri, memorie personali, passeggiate e viaggi, si tratta di universi popolati di titani, ninfe, eroi (Touring Club italiano, pp. 183, € 24). Vestigia e figure che animano fontane – come per l’Ercole e Anteo nella Villa di castello citato da Montaigne nel Viaggio in Italia – o si proiettano nell’ideazione di altre nature e grotte artificiali – quella degli animali, con giraffa e unicorno, del Giambologna, dalle pareti decorate di pietre e marmi colorati, corni, zanne naturali, animali pietrificati e l’acqua che un tempo sgorgava dal soffitto, o quella del caos e della perenne metamorfosi di conchiglie e madreperle di Bernardo Buontalenti nel Giardino di Boboli.
Vere e proprie stanze delle meraviglie congegnate per alterar le percezioni con suoni, giochi di luce, riflessi. Dove, tramite automi e organi meccanici, architetti e fontanieri recuperano il sapere idraulico delle opere dei fisici e dei matematici della scuola di Alessandria d’Egitto. E, certo, l’elogio dell’acqua è tema ricorrente nella letteratura greco-latina – Pindaro paragona l’eleganza dei movimenti degli atleti a una corrente d’acqua pura – quanto poi nell’iconografia cristiana.
Dalla forza generatrice dei bagni rituali, alle capacità guaritrici, alle virtù profetiche, all’ispirazione del genio poetico. Disseminate a segnar di sé il paesaggio – evocando luoghi di grandi battaglie o lo svolgimento di giochi olimpici – sorgenti, fonti, pozzi, risultano presenza fondamentale per far città. Acquedotti e fontane, bagni o stabilimenti termali conferiscono autorità e prestigio e il Custode dell’acqua è incarico di potere, simbolo di ricchezza e lusso: non a caso, fontane monumentali figurano spesso in finale degli acquedotti, come forma artistica peculiare.
Ancora una volta ci si ricorda come le forme dell’acqua sian centrali nel guidarci alla meta: nel caso del modello principe dei giardini su carta, il volume intitolato al sogno di Polifilo pubblicato con meravigliose xilografie da Aldo Manuzio nel 1499, l’Hypnerotomachia Poliphili, debitore dell’antico quanto ispiratore di quelli rinascimentali, queste immettono alla fonte di Venere al centro dell’isola di Citera.

Mentre, sempre svisando, l’autrice – che a più riprese confessa come la scrittura del libro sia stata un’ottima scusa per visitar giardini – insegue poi il mormorio dell’acqua fin nella Roma barocca delle riforme urbanistiche di forte impronta propagandistica di Sisto V, con “l’entusiasmo idraulico” e il rifiuto di ogni concessione ai motivi pagani nel Mosè della fonte terminale dell’acquedotto Felice. E, fin nella potente narrazione teatrale di un Gian Lorenzo Bernini – sovrintendente altresì dell’acqua Virgo e ideatore di allestimenti scenici di inondazioni – di un’idraulica sacra dove per il feudo romano della piazza Navona del nuovo papa Innocenzo X Pamphili confluivano i miti dell’acqua, della creazione e dei quattro fiumi con l’obelisco a corona di una montagna di travertino scavata a far perno delle torsioni di animali, piante e personificazioni fluviali, nella rivoluzione nel modo di proiettar fontane nei giardini delle piazze.
Maria Belmonte, Al tempo dei giardini sogni, simboli e miti d’acqua, Touring Club italiano, pp. 183, € 24, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XV, 37, Supplemento de Il Manifesto del 14 settembre 2025
