Giardini. La ricchezza di un vocabolario

Che nel giardino finiscano per convergere saperi ed esperienze dagli ambiti più diversi lo rivela in controluce la ricchezza del suo vocabolario: sorta di lessico sovraordinato che si è andato sofisticando in eloquio distintivo, al crocevia tra reimpasto di linguaggi settoriali e proiezione linguistica del suo continuo distillare mondi, riflessi o immaginati, in veste, appunto, di giardini.

L’imponente volume dedicato a Le parole del giardino. Storia, forme, elementi compositivi, che vede ora la luce per la cura coraggiosa e caparbia di Vincenzo Cazzato, Maria Adriana Giusti e Franco Panzini, conferma, fin dal suo impianto, la valenza euristica di un tale strumento di accesso e lettura a intere stratigrafie culturali. E, pur nascendo nel quadro dei progetti del PNRR dedicati alla conoscenza e valorizzazione di parchi e giardini storici pubblici e privati che vedono coinvolti Associazione parchi e giardini d’Italia, Ministero della cultura, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, fin da subito quest’opera si rivela di ben più ampio respiro e ambizioni (Gangemi, pp. 390, € 45). Ben oltre, certo, l’esigenza che l’attività di ricognizione, censimento e catalogazione di questo patrimonio, in vista di un suo restauro, presupponeva nel senso di approntare strumenti utili alla formazione e, prima ancora, alla messa a punto di una scheda catalografica cui ricondurre una serie davvero molto ampia di frastagliate fisionomie, dalla difficile descrizione, e…. denominazione.

Giovan Battista Ferrari, Hesperides 1646

Riprendendo, anche per l’Italia, l’aspirazione all’ordinamento – oltre i dizionari settoriali, di belle arti (Milizia, 1797), pratico di agricoltura (1930-32), delle arti e dei mestieri (1768-1778) – e alla classificazione sistematica che in parte è stata dei diversi precedenti Atlanti– del patrimonio, delle grotte e ninfei, e più in generale dei protagonisti dei giardini italiani su base regionale con biografie di architetti, giardinieri, botanici, committenti, letterati – si è immaginata qui un’opera che dalla spiegazione del lemma si apre ad ambizioni enciclopediche.

Dal piano lessicale, che pure per etimologie, sinonimi e occorrenze risale accezioni e contesti d’uso, l’impresa di definire termini e concetti attinge dai repertori linguistici dei più disparati settori – quelli di progetto, arti plastiche, riflessione filosofica, saperi pratici tra architettura, botanica, idraulica,  … – nella loro messa a confronto e in interrelazione per epoche e tradizioni culturali. Per farsi però soprattutto – e prioritariamente – esplorazione a tutto campo, secondo un inquadramento tematico che risulta via d’accesso principe alle informazioni, tanto da configurare una lettura critica che, oltre le consuete interpretazioni per scenari e genealogie, lascia intravedere costanti strutturali cui guardare.

L’ordinamento proposto in dodici sezioni (tra cui, Generi, Edifici e manufatti, Spazi e forme vegetali, Luoghi miti simboli, Aspetti emozionali, Conoscenza e conservazione, Nuove frontiere) è articolato su tre livelli gerarchici.

Giovan Battista Ferrari, Flora overo cultura di fiori, 1638

Per attestarsi su una granularità ponderata dove trattazioni più ampie (Città giardino, Paesaggio culturale) si accompagnano a descrizioni di dettaglio con un setaccio minuto che nulla lascia sfuggire (da Ananassiera a Zampillo); dove l’espressione Giardino pensile è ad esempio trattata nella sezione Forme della macro area Generi; come, sempre in quella macro area, la Cordonata viene illustrata nella sezione Scale e rampe della sezione Morfologia o ancora il concetto Prospettiva è nella sezione Sistemi visivi e prospettici della macro area Giardino e teatro.

Il tutto, prevedendo peraltro slittamenti – come per il Viadotto: Opera caratterizzante, una volta dismesse le valenze funzionali, per diventare Passeggiata o Giardino lineare – e precisazioni, nei tanti casi in cui lo stesso termine base traduce riferimenti differenti in lingue o ambiti culturali (il boschetto rinascimentale non è proprio il bosquet di Versailles).

Giovan Battista Ferrari, Hesperides, 1646

A questa già di per sé fitta trama mette ulteriormente le ali un esauriente indice alfabetico di voci e rinvii interni, risolvendo anche la contemporanea appartenenza a diversi settori (o l’assegnazione a uno piuttosto che ad altri).

Assai ci sarebbe piaciuto, ancora, che i così numerosi esempi d’uso – pronti a diventare immediatamente fonti di riferimento – potessero esser sempre rinviati. Ma sarebbe stato davvero chiedere troppo.

Vincenzo Cazzato, Maria Adriana Giusti e Franco Panzini, Le parole del giardino. Storia, forme, elementi compositivi, Gangemi, pp. 390, € 45, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XVI, 10, Supplemento de Il Manifesto dell’8 marzo 2026

Ercole Silva, Dell’arte de giardini inglesi,  1813
Giovan Battista Ferrari, Hesperides 1646

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