
Che nel giardino finiscano per convergere saperi ed esperienze dagli ambiti più diversi lo rivela in controluce la ricchezza del suo vocabolario: sorta di lessico sovraordinato che si è andato sofisticando in eloquio distintivo, al crocevia tra reimpasto di linguaggi settoriali e proiezione linguistica del suo continuo distillare mondi, riflessi o immaginati, in veste, appunto, di giardini.
L’imponente volume dedicato a Le parole del giardino. Storia, forme, elementi compositivi, che vede ora la luce per la cura coraggiosa e caparbia di Vincenzo Cazzato, Maria Adriana Giusti e Franco Panzini, conferma, fin dal suo impianto, la valenza euristica di un tale strumento di accesso e lettura a intere stratigrafie culturali. E, pur nascendo nel quadro dei progetti del PNRR dedicati alla conoscenza e valorizzazione di parchi e giardini storici pubblici e privati che vedono coinvolti Associazione parchi e giardini d’Italia, Ministero della cultura, Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, fin da subito quest’opera si rivela di ben più ampio respiro e ambizioni (Gangemi, pp. 390, € 45). Ben oltre, certo, l’esigenza che l’attività di ricognizione, censimento e catalogazione di questo patrimonio, in vista di un suo restauro, presupponeva nel senso di approntare strumenti utili alla formazione e, prima ancora, alla messa a punto di una scheda catalografica cui ricondurre una serie davvero molto ampia di frastagliate fisionomie, dalla difficile descrizione, e…. denominazione.

Riprendendo, anche per l’Italia, l’aspirazione all’ordinamento – oltre i dizionari settoriali, di belle arti (Milizia, 1797), pratico di agricoltura (1930-32), delle arti e dei mestieri (1768-1778) – e alla classificazione sistematica che in parte è stata dei diversi precedenti Atlanti– del patrimonio, delle grotte e ninfei, e più in generale dei protagonisti dei giardini italiani su base regionale con biografie di architetti, giardinieri, botanici, committenti, letterati – si è immaginata qui un’opera che dalla spiegazione del lemma si apre ad ambizioni enciclopediche.
Dal piano lessicale, che pure per etimologie, sinonimi e occorrenze risale accezioni e contesti d’uso, l’impresa di definire termini e concetti attinge dai repertori linguistici dei più disparati settori – quelli di progetto, arti plastiche, riflessione filosofica, saperi pratici tra architettura, botanica, idraulica, … – nella loro messa a confronto e in interrelazione per epoche e tradizioni culturali. Per farsi però soprattutto – e prioritariamente – esplorazione a tutto campo, secondo un inquadramento tematico che risulta via d’accesso principe alle informazioni, tanto da configurare una lettura critica che, oltre le consuete interpretazioni per scenari e genealogie, lascia intravedere costanti strutturali cui guardare.
L’ordinamento proposto in dodici sezioni (tra cui, Generi, Edifici e manufatti, Spazi e forme vegetali, Luoghi miti simboli, Aspetti emozionali, Conoscenza e conservazione, Nuove frontiere) è articolato su tre livelli gerarchici.

Per attestarsi su una granularità ponderata dove trattazioni più ampie (Città giardino, Paesaggio culturale) si accompagnano a descrizioni di dettaglio con un setaccio minuto che nulla lascia sfuggire (da Ananassiera a Zampillo); dove l’espressione Giardino pensile è ad esempio trattata nella sezione Forme della macro area Generi; come, sempre in quella macro area, la Cordonata viene illustrata nella sezione Scale e rampe della sezione Morfologia o ancora il concetto Prospettiva è nella sezione Sistemi visivi e prospettici della macro area Giardino e teatro.
Il tutto, prevedendo peraltro slittamenti – come per il Viadotto: Opera caratterizzante, una volta dismesse le valenze funzionali, per diventare Passeggiata o Giardino lineare – e precisazioni, nei tanti casi in cui lo stesso termine base traduce riferimenti differenti in lingue o ambiti culturali (il boschetto rinascimentale non è proprio il bosquet di Versailles).

A questa già di per sé fitta trama mette ulteriormente le ali un esauriente indice alfabetico di voci e rinvii interni, risolvendo anche la contemporanea appartenenza a diversi settori (o l’assegnazione a uno piuttosto che ad altri).
Assai ci sarebbe piaciuto, ancora, che i così numerosi esempi d’uso – pronti a diventare immediatamente fonti di riferimento – potessero esser sempre rinviati. Ma sarebbe stato davvero chiedere troppo.
Vincenzo Cazzato, Maria Adriana Giusti e Franco Panzini, Le parole del giardino. Storia, forme, elementi compositivi, Gangemi, pp. 390, € 45, recensito da Andrea Di Salvo su Alias della Domenica XVI, 10, Supplemento de Il Manifesto dell’8 marzo 2026


