
Giardini come pharmakon? Reciprocità di affetti, etnobotaniche, biopolitiche
La messa in prospettiva dei diversi modi in cui pratiche della cura, perimetri di un benessere che via via ci corrisponda, modi di intendere l’ambito salute-salvezza si declinano nell’esperienza del paesaggio e nella pratica del giardino sconta il fatto che, a partire da una serie di recenti riflessioni e approcci metodologici, questi luoghi si son fatti d’elezione di una consapevolezza dove, dismessa ogni presunzione di una gerarchia del vivente con l’uomo al vertice, siamo parte di un sistema di interdipendenze ecologiche in implicazione stretta con voci e prospettive non umane che concorrono a definire e modellare l’ambiente (e il nostro umano costruire, abitare e dare forma a mondi).
Se paesaggio e giardino – letture e invenzioni perciò dalla firma plurale – risultano connotati con speciale evidenza dalla centralità di questo permanente, vicendevole intessersi di relazioni tra esseri umani e i non umani, merita, spostando accento e attenzione dalle individualità alle relazioni, interrogarsi su misura e ambivalenze, appropriatezza, dimensioni e temporalità di queste reciprocità di affetti.
Relazione prevista per la ventiduesima edizione delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio della Fondazione Benetton dedicata al tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere (giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, nell’auditorium di Palazzo Bomben di Treviso)

